Chissà come sarà invidioso Amelio Perlini, detto Memè. Vent’anni fa ci aveva provato anche lui, ed era rimasto scornato. Il suo scabrosissimo film Il ventre di Maria, con tanto di San Giuseppe manesco e di madonna senza veli, con un Raoul Bova-arcangelo Gabriele ancor più nudo e un Gesù autistico e deficiente, non se l’era filato nessuno. E dire che l’anteprima, al Cinema Adua di Torino, era stata piazzata alla vigilia di Pasqua, apposta per fare imbufalire i preti. E lo sceneggiatore, il cattolicissimo Pier Carpi, irritato per lo stravolgimento del testo originale (un romanzo di sua moglie), aveva mobilitato perfino Ruini e Tettamanzi. Gli ingredienti per un bel tormentone stile Je vous salue Marie di Godard o L’ultima tentazione di Cristo di Scorsese c’erano tutti. Gli inviati d’assalto avevano già caricato le penne. Invece niente. Nemmeno l’ombra di una tonaca, non una messa in latino, non una beghina a declamare il rosario. Lefebvriani e militanti di Cielle erano rimasti a casa a guardare la tivù. Insomma, un flop all’acqua santa. Povero Memè. Sai che invidia,  adesso,  per il collega Castellucci. A lui sì che è riuscito il colpo. A detta di quasi tutti, Sul concetto di volto nel figlio di Dio è uno spettacolo mediocre o palloso, e quasi tutti ci fanno paginate. Si officiano messe riparatorie in piazza, marciano i crociati di Militia Christi («Monti e Pisapia, fermate questa pazzia»), la forza pubblica presidia  il teatro. E la sala del Parenti, miracolosamente, si riempie. A farne le spese è il pubblico che come sempre non ha diritti, nemmeno quello di essere rimborsato.

Pochi si sono accorti che lo stesso giorno della prima di Castellucci, mercoledì 25 gennaio, al Museo di Storia Naturale di Milano si è aperta una mostra per i novant’anni di Luigi Luca Cavalli-Sforza.  Se davvero volete fare un dispetto ai fondamentalisti, correte a vederla. Cavalli è un grande italiano, uno degli scienziati più celebri e apprezzati al mondo. In mezzo secolo di ricerche sulla genetica delle popolazioni ha sbugiardato bigotti e razzisti, ha dimostrato che il racconto biblico non aiuta a capire le nostre origini e l’evoluzione dell’Homo Sapiens. Lasciate perdere Castellucci e i suoi liquami, godetevi invece le foto di Luca tra i Pigmei (anche nel bel libro di Elisa Frisaldi, Ancora una volta ero io il curioso, Codice Edizioni). E se state a Roma, fate un salto al Palazzo delle Esposizioni, dove è in corso un’altra mostra curata dallo stesso Cavalli insieme al figlio Francesco e a Telmo Pievani. Nella lotta all’ignoranza e alle superstizioni, ha fatto di più il professore di Stanford di qualsiasi regista fintamente blasfemo. Senza bisogno di buttare sterco sul volto di Cristo.

da Saturno del 27 gennaio 2012