No, non è che l’Italia è l’ombelico dell’Europa, anche se, ora che abbiamo un Professore da esibire nei consessi internazionali, è un po’ più vero di prima e, comunque, ci piace crederlo. E’, piuttosto, che, mentre a Bruxelles si decidono i destini dell’Europa e, quindi, un po’ (tanto) anche i nostri, noi continuiamo a preferire guardarci l’ombelico e credere che i nostri punti di riferimento politici nazionali siano quelli che realmente contano, o almeno i soli che realmente contano per noi.

Prendiamo la lettura data e l’uso fatto, la scorsa settimana, della mozione unitaria del Parlamento sulla politica europea. Su La Stampa, Emma Bonino, vice-presidente del Senato, ex commissaria a Bruxelles, uno dei pochi politici italiani che pensa europeo, scrive che, di quella mozione, “quel che è più importante è l’indicazione dell’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa, definendone progetto, metodo ed agenda. Il Parlamento italiano ha impegnato il governo a sottoscrivere, con altri partner europei, “una dichiarazione che accompagni il trattato internazionale” sul patto di Bilancio, ispirandosi al modello della dichiarazione sul futuro dell’Europa annessa nel 2000 al Trattato di Nizza su proposta di Giuliano Amato e Gerard Schroeder e sottoscritta dai Paesi fondatori delle Comunità europee.

Ma, s’interroga in proposito su l’Unità l’ambasciatore Rocco Cangelosi, vice-presidente del Consiglio italiano del Movimento europeo, ex rappresentante dell’Italia presso l’Ue, “quanti hanno notato o compreso il significato di quelle quattro righe che chiudono la mozione? Quello che è apparso su tutti i giornali è solo una lettura politica di un evento: l’emersione di una maggioranza nascosta a sostegno del Governo Monti”. Eppure, “la mozione parlamentare che vincola il governo italiano a tale impegno è nobilissima e rappresenterebbe una svolta per la nostra politica europea, restituendo all’Italia il suo ruolo di Paese fondatore e federatore”.

Ora, uno può anche chiedersi, nell’ennesima versione del gioco dell’uovo e della gallina, che cosa venga prima: le forze politiche italiane volevano davvero esprimersi sull’Europa e hanno scoperto che quello era un terreno di convergenza? Oppure cercavano un terreno di convergenza relativamente indolore e hanno trovato che l’Europa poteva esserlo? Magari, è la seconda che ho detto. Ma carta ora canta: c’è un documento del Parlamento che impegna il governo ad andare oltre l’accordo di Bruxelles, ammesso che ci sia, sul Patto di Bilancio e l’aumento del fondo ‘salva Stati’, tutto rigore, poca solidarietà e (quasi) niente crescita –almeno per ora-.

La Bonino scrive: “Al punto a cui sono arrivati i negoziati fra i 26 e nonostante la buona volontà del governo italiano e della delegazione del Parlamento europeo, è difficile immaginare che il trattato internazionale – voluto dalla cancelliera Merkel come atto sacrificale offerto ai suoi euroscettici liberali – possa contenere innovazioni significative sul piano degli impegni per la crescita e per la disciplina democratica”. E, allora, va “condivisa la proposta del Parlamento europeo d’una clausola di decadenza, cioè una sanzione automatica di disattivazione del trattato nel caso in cui esso non sia integrato entro una data precisa (io propongo entro il 31 dicembre 2015) nel diritto dell’Unione. Credo che il governo italiano – poiché il Parlamento europeo ha solo lo status di osservatore nel negoziato – debba farsi carico con determinazione di questa proposta”.

Gli europeisti, si sa, sono pazienti e ostinati. E pure ottimisti. “Noi ci auguriamo – parole di Cangelosi -, che lo sforzo fatto dal Parlamento italiano non svanisca nell’oblio delle buone intenzioni e che il nostro governo lanci una forte iniziativa mirante a riprendere il cammino delle riforme istituzionali. Ha strumenti adeguati per farlo: una forte componente europeista, il sostegno di un presidente della Repubblica che dell’Europa ha fatto una delle sue principali ragioni di azione e di vita, una diplomazia che in passato ha dimostrato di essere all’altezza delle sfide più improbabili”. “Vogliamo credere – conclude l’ambasciatore – che gli impegni presi non vengano disattesi e che le speranze che nutrono molti giovani cittadini europei non vadano ancora una volte deluse, naufragando contro gli scogli della Finanz Realpolitik” e l’italico ombelico.