Siamo a quasi a venti giorni dal disastro e nel fine settimana abbiamo scoperto che la Costa Concordia potrebbe dover restare fino a un anno semi-affondata e inclinata a pochi metri dall’isola del Giglio.

Venti giorni in cui è successo di tutto, da ultimo la proposta di rimborso spese e risarcimento danni per euro 14 mila a passeggero da parte della Costa/Carnival. Cifra molto al di sotto delle aspettative, considerando che i sopravvissuti hanno rischiato concretamente di morire.

Di tutti questi interminabili giorni, quello che però a me ha lasciato francamente senza parole è la strenua difesa dell’azienda, fino alla paradossale discesa in campo dei dipendenti con una improvvisata e inopportuna manifestazione pubblica per le vie di Genova. Sono rimasto esterrefatto: può l’orgoglio aziendale avere la meglio su un fatto così catastrofico? Non sarebbe stato meglio tacere e abbassare i toni, in memoria delle vittime e per rispetto di ciò che la magistratura dovrà chiarire su quella tragica sera?

Dei tanti racconti mi hanno lasciato senza fiato le testimionianze proposte dal Corriere della Sera di domenica 15 gennaio di una mamma che, appena accortasi che stava accadendo qualcosa di drammatico, è andata a recuperare i bambini al miniclub e si è resa conto che il personale (che avrebbe dovuto accudire i pargoli) se n’era andato a gambe levate lasciando i bambini soli e in preda al panico. La paura gioca brutta scherzi, ma è inaccettabile che un gruppo di bambini siano stati lasciati soli, mentre la nave imbarcava acqua, terrore e morte.

E poi ancora la testimonianza della giornalista Parmeggiani (presente sulla Concordia) che ha dichiarato come non tutti i giubbotti di salvataggio avevano attiva la spia luminosa a causa delle batterie non cambiate, o ancora la ciurma che non riusciva a comunicare in inglese e in italiano. E poi la nota divulgata a mezzo stampa e letta al Tg2 che dichiarava come l’azienda avrebbe pagato ai suoi dipendenti filippini (lontano mille miglia e di più ancora dalla loro casa) soltanto tre notti di albergo.

Stiamo drammaticamente superando le fasi concitate della tragedia, e ora la magistratura deve fare presto ad appurare le responsabilità, perché gli interrogativi aumentano. Così ha scritto nel suo blog Simone Perotti: “Cosa ha consigliato di fare la compagnia durante le tre lunghe telefonate tra il comandante Schettino e il responsabile dell’unità di crisi di Costa, tra l’impatto e la manovra che ha incagliato la nave?”