I “documenti di riconoscimento scadranno nel giorno del compleanno – la norma intende evitare gli inconvenienti che derivano spesso dal non avvedersi della scadenza.”

Recita così uno stralcio del comunicato stampa con il quale il Governo dei professori ha annunciato ieri l’assunzione “della terza iniziativa di spessore in due mesi per dare all’Italia un’economia più produttiva e competitiva e dunque più forte, liberando il suo potenziale di crescita e di occupazione”. “Un pacchetto di misure” – recita lo stesso comunicato stampa – che “intende modernizzare i rapporti tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese, puntando sull’agenda digitale e l’innovazione.”

Sin qui, numerosi governi, hanno annunciato – in concomitanza con l’adozione di altrettanto numerosi provvedimenti – l’imminente sostituzione dei tradizionali documenti di riconoscimento con la carta d’identità elettronica, figura ormai quasi mitologica, ma è la prima volta che un Governo propone di semplificare la vita ai cittadini modificando la data di scadenza dei documenti di riconoscimento e facendola coincidere con quella del compleanno al fine di evitare loro lo sforzo di ricordarsela.

L’idea – ha detto il ministro della Pubblica amministrazione Patroni Griffi – è venuta da un cittadino che trovandosi all’estero si è avveduto che la propria carta d’identità era scaduta.

Se la notizia non arrivasse direttamente dalla viva voce del mnistro, verrebbe da pensare che si tratti dello scherzo di qualche bontempone tanto più che la relativa disposizione non è contenuta nelle bozze del decreto sin qui circolate.

Pensare che con un decreto legge – ovvero un provvedimento che ha per presupposto la necessità e l’urgenza –, un Governo di emergenza nazionale di un Paese sull’orlo del default finanziario e nel pieno di una delle crisi politico-economiche più gravi della sua storia possa aver speso anche solo un istante del proprio tempo ad adottare una decisione tanto inutile – specie dinanzi alla giungla di scadenze che la burocrazia italiana impone al cittadino di affrontare sin dalla nascita – ha, davvero, dell’incredibile.

Senza pensare al costo – che difficilmente sarà pari a zero – dell’implementazione di una simile misura e della confusione che verrà a crearsi per colpa del doppio regime: quello relativo ai documenti emessi o rinnovati prima dell’entrata in vigore del decreto e quelli emessi o rinnovati dopo.

Visto che il ministro Patroni Griffi, negli ultimi giorni, ha ripetutamente manifestato la propria convinzione che la semplificazione del rapporto tra PA e cittadini passi per l’utilizzo delle tecnologie digitali e telematiche, non era più semplice prevedere che i Comuni e/o le PA responsabili del rinnovo dei documenti informassero i cittadini a mezzo mail, sms, posta elettronica certificata, lettera o in occasione del primo contatto utile tra PA e cittadino dell’imminente scadenza del documento di identità?

Per carità, una norma in più o una in meno, non fanno la differenza in un decreto legge destinato a cambiare poco o nulla e quella della scadenza dei documenti di riconoscimento è un’autentica stupidaggine rispetto ai veri problemi del decreto ed alla sua scarsa utilità ed efficacia ma, forse, rappresenta un importante indice sintomatico di certe cattive abitudini dei decisori politici dure a morire.

E adesso corriamo a controllare la scadenza del nostro documento di identità: se è già scaduto, possiamo richiederne uno nuovo che scadrà il giorno del nostro compleanno [n.d.r. il primo successivo alla data della sua naturale scadenza] mentre se non è ancora scaduto, la scadenza sarà quella su di esso riportata e starà a noi ricordarcene.

Davvero una soluzione, necessaria, urgente e, soprattutto, semplice, semplice.