Sono passati quasi 50 anni da quando uscì l’album di Mina Stessa spiaggia stesso mare. Era il 1963 e i bagnini della Riviera non avrebbero mai immaginato che un giorno l’olandese Frits Bolkestein, noto per avere dato il suo cognome all’omonima direttiva sulla libera circolazione dei servizi,  avrebbe messo in discussione le loro concessioni demaniali.

Al momento, in spiaggia, regna l’incertezza. In settimana si sono susseguiti incontri tra il governo e i rappresentanti delle Regioni per dipanare una situazione che per ora inibisce ogni tipo di investimento. Nessuno bagnino intende infatti esporsi, con il rischio che dopo il 2015 gli venga revocata la concessione.

Il calendario dei confronti è iniziato martedì 24, all’interno della Conferenza Stato Regioni-commissione turismo. Sono poi seguite le riunioni dell’Osservatorio parlamentare sul turismo e del Comitato permanente di coordinamento in materia di turismo, al quale hanno partecipato i presidenti delle Regioni interessate e i loro assessori.

A illustrare la posizione dell’Emilia-Romagna c’era l’assessore Maurizio Melucci: “Le regioni italiane –dichiara- hanno chiesto che il governo ci dica se ha intenzione di aprire un confronto con la Comunità europea per una deroga alla direttiva dei servizi sulle concessioni balneari. In caso risponda negativamente, chiediamo che si apra un tavolo di confronto con le associazioni di categoria, per giungere al decreto di riordino della materia a livello nazionale, come è stabilito dalla legge comunitaria”.

Il ministro senza portafoglio per il Turismo Piero Gnudi sembra dell’idea che occorra applicare la Bolkestein senza se e senza ma. Pertanto ha affermato, nel corso degli incontri, che ci saranno dei bandi per le concessioni, ma a livello regionale.

La reazione ha destato un certo turbamento sui litorali della Toscana e del Lazio, dove si concentrano gli operatori più decisi a chiedere una deroga alla direttiva europea.

Sulla Riviera romagnola intanto i bagnini hanno quasi uniformemente abbandonato una posizione che pare ormai pura utopia. Le regole ci sono e parlano chiaro. Lo ha capito, senza volersi illudere, Giorgio Mussoni, presidente di Oasi Confartigianato: “Uscire dalla Bolkestein? –si chiede. Per me è uno slogan”. “Mi piacerebbe –aggiunge- anche se non ci ho mai creduto. Abbiamo sempre detto al governo: fate un tentativo serio per ottenere clausole che non siano così rigide. Ma a tutt’oggi la Comunità non ha modificato la sua posizione di una virgola”.

Sarà compito del governo Monti cercare di dare un corretto adempimento alle ingiunzioni europee troppo a lungo disattese, cercando di tutelare allo stesso tempo la specificità dell’impresa balneare italiana.

Nella sua analisi l’assessore Melucci ritiene possibili due soluzioni: “La situazione –afferma- è necessariamente e inevitabilmente in mano del governo che ha la delega per trattare con l’Europa. Se ritiene di farlo lo dirà ai concessionari all’incontro del 23 febbraio, se no è chiaro che sarà fondamentale fare una legge quadro di riordino della materia, dove all’interno della direttiva servizi vi siano delle condizioni che salvaguardino le caratteristiche delle nostre spiagge”.

In ciò spera Confartigianato, ovvero che la legge europea sia  applicata in modo elastico agli arenili italiani, che sono stati finora gestiti, per decenni, dagli stessi operatori. Dopo che il ministro Gnudi ha liquidato l’ipotesi delle concessioni per 4 anni, che renderebbe impossibile ai gestori di sostenere gli investimenti, ora si parla di un tempo più lungo, dai 6 ai 20 anni.

Ma in spiaggia non ci sono solo i bagnini. Sulle concessioni è tornato anche Ezio Filippucci, presidente dell’associazione bar ristoranti spiaggia di Riccione e lo ha fatto puntando il dito contro “un grossolano errore di geografia economica e di interpretazione dell’art. 49 commesso da una sola persona, il commissario europeo Michel Barnier”.

“I governi precedenti –continua Filippucci- non sono stati in grado di dimostrare che in Italia e in Europa ci sono ancora spiagge dove insediare nuove attività, visto che questo è il solo presupposto che ci viene contestato, per non applicare la regola che è la durata illimitata delle concessioni (art.11 dir.123/2006 CE). La libertà di stabilimento, come prevista nell’art. 49 del Trattato è quindi ampiamente garantita. Noi –conclude il presidente- chiediamo quello che il governo Monti vuole da farmacisti e tassisti, diciamo quindi sì a nuove imprese sul demanio, no all’asta di quelle già avviate”.

Nel caos della situazione presente Melucci auspica che “le scelte del governo siano rapide in un senso o nell’altro”. “Per quest’estate –afferma- ci sarà ancora una discreta tranquillità, dato che la proroga delle concessioni arriva fino al 2015, ma dobbiamo attrezzarci rapidamente: in questa situazione si assiste al blocco totale degli investimenti”.