Ci è voluto un po’ per analizzare tutto il materiale reso pubblico dagli hacker di Anonymous. Ben 38mila mail sottratte al Dipartimento di Giustizia della California e che documentano le tecniche informatiche utilizzate dalla polizia americana. Stando al contenuto delle email, gli strumenti tecnologici comprendono tecniche di intercettazione delle connessioni Wi-Fi di veicoli in movimento, strumenti per recuperare dati dagli hard disk e software in grado di superare i sistemi di crittografia. L’aspetto più sorprendente, però, è l’attenzione per le consolle di gioco come Xbox e Playstation.

L’accesso ai dati di Xbox Live e Playstation Network, i servizi Microsoft e Sony che permettono di giocare online, sono utilizzati dagli investigatori per ricostruire i movimenti dei sospetti e verificare gli alibi nel corso delle indagini. A questo scopo vengono raccolte tutte le informazioni memorizzate dal network: salvataggi delle partite, checkpoint raggiunti e anche le schermate catturate con Kinect, il sistema Microsoft che permette di controllare il gioco tramite i movimenti del corpo e che utilizza a questo scopo una webcam. Quest’ultimo permetterebbe agli investigatori di avere addirittura una foto del sospetto davanti alla console con un riferimento temporale preciso.

Privacy violata? A norma di legge, no. Secondo il Data Protection Act, una società può infatti fornire volontariamente i dati di un utente alla polizia per agevolarne le indagini. Una pratica che, stando alle email pubblicate, Microsoft adotta da sempre con un certo entusiasmo fornendo anche informazioni tecniche come gli indirizzi IP delle connessioni usate dagli abbonati. In futuro, però, questa collaborazione potrebbe fare un salto di qualità. Nel giugno del 2011, infatti, Microsoft ha registrato un brevetto chiamato “Legal Intercept”. Si tratta di un sistema pensato per consentire l’intercettazione di comunicazioni inviate attraverso computer. Un’iniziativa che non gioverà certo all’immagine della software house, già accusata da più parti di “scarsa attenzione” per la privacy.

Il colpo grosso, per la polizia, riguarderebbe la possibilità di mettere sotto controllo le telefonate via Skype. Il diffusissimo software dedicato all’invio di messaggi, chiamate vocali e videoconferenze, è la bestia nera degli investigatori di tutto il mondo. Le comunicazioni via Skype sono infatti protette da un sistema di crittografia estremamente “robusta”, quasi impossibile da violare, e per questo motivo viene utilizzato anche da chi vuole mettersi al riparo da eventuali intercettazioni. Qualche mese fa, però, Microsoft ha sborsato più di 8 miliardi per acquistare Skype. Non è escluso, quindi, che anche il software finisca nel “pacchetto” Legal Intercept, diventando così intercettabile come un qualsiasi telefono.

di Gaspare Rosso