I maschi sono più portati per le materie scientifiche, le femmine per quelle umanistiche. I maschi sono più bravi nei lavori manuali, le femmine sono più ordinate. I maschi sono più inclini alla tecnologia, le femmine sono più organizzate. Al di là dei luoghi comuni, che tralasciano le influenze socio-culturali, i condizionamenti imposti, l’incoraggiamento, le attitudini personali, il libero accesso alle professioni e le pari opportunità, alcune differenze tra uomini e donne sono innegabili. Almeno per quel che concerne le regole del mercato.

La Lego, azienda danese leader nei mattoncini, dopo quattro anni di ricerche di marketing ha creato una linea tutta al femminile. Si chiama Lego Friends ed è rivolta alle bambine a partire dai cinque anni. L’obiettivo, dichiarato dall’amministratore delegato Jorgan Vig Knudstorp, è “raggiungere anche il restante 50% dei bambini di tutto il mondo”, cioè di vendere anche alle bambine. E, per fare questo, si è deciso per un cambiamento radicale. In Lego Friends non ci sono quei personaggi squadrati e gialli a cui siamo stati abituati. Niente sceriffi, poliziotti, super eroi o principi di Persia ma cinque amiche fisicate, belle, alla moda, dalla vita stretta e dagli zigomi alti. Mia, Emma, Andrea, Stephanie e Olivia vivono in un mondo dalle sfumature rosa, guidano decappottabili rosa, abitano in case rosa e cavalcano un cavallo marrone che vive in una stalla rosa. Sorseggiano un drink a bordo piscina, vanno a fare shopping, dal parrucchiere e alla mostra canina (anche il cane ha la cuccia rosa). Al massimo viene concesso loro un laboratorio, che però si chiama “atalier scientifico”. Ma soprattutto, in Lego Friends, non c’è molto da costruire, perché i mattoncini sono pochi e più facili da assemblare rispetto a quelli per maschietti.

Tanto è bastato per far saltare sulla sedia genitori, psicologi, organizzazioni per le pari opportunità e specialisti nei disturbi alimentari. Le accuse sono chiare: “Lego Friends è sessista, alimenta stereotipi di genere e accresce l’insoddisfazione delle ragazze rispetto al proprio corpo”. Secondo Carolyn Costin, specialista dei disordini alimentari e fondatore del Monte Nido Treatment Center a Malibù, “il messaggio che passa è che essere belle è più importante di chi sei e chi cosa sei capace di fare” mentre l’associazione internazionale dei professionisti dei disordini alimentari ha dichiarato che “questi giochi sono privi di fantasia”. Il 20 dicembre è partita una petizione on line promossa da Spark Movement e Powered By Girl e sottoscritta già da ben 50mila persone. Secondo queste due organizzazioni per le pari opportunità non esiste una reale indagine di mercato ma sono i condizionamenti imposti, i preconcetti, le influenze ambientali e i messaggi fuorvianti con cui i professionisti del marketing bombardano le ragazzine a imporre determinati modelli, escludendole a priori da una fetta del mercato. E questo perché, dicono, “gli stereotipi rendono più facile la commercializzazione dei prodotti”. Ricordano poi all’azienda i principi su cui si è stata fondata, “costruire e creare”, che nel 1980 la Lego invitava le bambine a giocarci in modo creativo, intelligente e fantasioso e che “i giocattoli con cui giocano i nostri bambini oggi, li aiuteranno a diventare i leader di domani”. L’azienda, dal canto suo, ribadisce che “Lego è per tutti” e che la linea Friends non è l’unica proposta per bambine ma una delle tante tra cui scegliere.

Fermo restando che basta accendere la televisione oppure entrare dentro un ufficio per assistere a scene di ordinario sessismo e che l’identità di una donna si definisce nelle relazioni sociali paritarie, in famiglia come a lavoro, è innegabile che proprio giocando inizia a formarsi un individuo. E se, come affermano gli ad dell’azienda, “Friends Line è la risposta alla domanda dei consumatori”, c’è da chiedersi quale sarebbe stata questa risposta se la domanda fosse stata altro rispetto alla bambola perfetta. Quanto siano stati importanti questi mattoncini per la crescita e per lo sviluppo di tante bambine lo sintetizza bene Riley, 4 anni, in questo video quando dice che quello che più le piace dei mattoncini Lego è che “ci puoi costruire quello che ti pare”.