Non sono contrario ai censimenti sull’insieme d’una popolazione: sono indispensabili per capire l’evoluzione di una società. Se per esempio il censimento italiano desse la possibilità al cittadino d’indicare – facoltativamente, come imposto di recente dall’Unione Europea alla Bosnia – anche la sua confessione religiosa o l’assenza della stessa, i risultati non cambierebbero di una virgola la necessaria laicità delle Istituzioni, ma illuminerebbero di dati certi una questione fondamentale: “quanto è andata avanti la secolarizzazione degli italiani?”. La risposta è: “tanto”, così tanto che infatti le prime a non volere un censimento di questo tipo sono le gerarchie cattoliche.

Di tutt’altra pasta è invece la proposta della consigliera comunale Lucia Borgonzoni, la quale, il giorno della memoria, non trova di meglio che infangare il ricordo delle vergogne commesse dall’umanità in nome della “purezza” (etnica, ideologica, sessuale, culturale) con la proposta di schedare i musulmani residenti a Bologna.

Dunque non tutte le confessioni religiose o la loro assenza, ma una specifica, una soltanto, come uno solo dev’essere il mostro da additare, se si vuol raggiungere l’effetto desiderato, quello della caccia alle streghe. Con buona pace anche di quei tanti musulmani secolarizzati, atei e agnostici, presenti tanto tra gli italiani, quanto fra arabi, egiziani, etc.: loro subiscono persino una doppia discriminazione, perché nella mente rarefatta della consigliera della Lega Nord il nemico è bidimensionale, privo di sfumature, una falange armata contro la quale occorre a nostra volta armarsi, cominciando a contare “1, 2, 3 e son già troppi”. Come canta Battiato, “il numero sapessi lascia traccia”. In questo caso di una certa demenza pre-senile.