Il rating italiano subisce un nuovo colpo: l’agenzia internazionale Fitch ha declassato il debito sovrano dell’Italia da ‘A+’ ad ‘A-‘, con outlook negativo. Dall’inizio del 2012, anche Standard&Poor’s ha tagliato, di due gradini, il rating dell’Italia. In quel caso complessivamente erano stati 9 i paesi a subito un peggioramento della valutazione, motivata “dalle insufficienti misure adottate dai governi europei”. Fitch è la più piccola delle ‘tre sorelle’ del rating e l’unica ad avere nell’azionariato capitali europei (per la precisione, francesi): nel mirino dell’agenzia statunitense sono finiti anche Belgio, Spagna, Slovenia e Cipro.

Una decisione che era stata ampiamente preannunciata. Il 10 gennaio, il capo della divisione rating sovrani di Fitch, David Riley, parlò di una “significativa possibilità” di un declassamento di Roma. “Una cosa che aiuterebbe l’Italia, ma che è al di fuori del nostro controllo immediato, è un’assicurazione sulla crisi di liquidità, il che significa di base che serve una sorta di muro di protezione'” – aveva spiegato Riley incontrando la stampa a Londra – In questo momento non lo abbiamo e questo è motivo di seria preoccupazione per quanto riguarda l’Italia.

Nel declassare il rating italiano, Fitch ha comunque sottolineato l’impegno dell’attuale esecutivo: solo grazie “al forte impegno del governo italiano sui conti pubblici e sulle riforme” si è “evitato un taglio più severo del rating”. Quanto all’outlook negativo, indica “possibilità di poco superiori al 50% di un ulteriore declassamento nei prossimi due anni”.

Per parte sua, il presidente del Consiglio, intervistato dal Tg1 sul decreto semplificazioni si è detto sereno di fronte alla decisione dell’agenzia: “Io prendo questi giudizi con distaccata serenità, rilevano delle cose che sono non particolarmente nuove, come per esempio che l’Italia ha un elevato debito pubblico e che il modo in cui l’Eurozona viene governata non è perfetto”. Ma, aggiunge “dicono anche cose anche che danno un riscontro positivo, ci sono apprezzamenti per il governo e il Parlamento”. “Lunedì ci occuperemo” della crescita dell’Europa, sottolinea il presidente del Consiglio che poi conclude: “I giudizi quando sono positivi fanno piacere, quando sono negativi fanno meno piacere. Il massimo dispiacere sarebbe se condannassero le politiche che stiamo facendo ora, ma questo per fortuna non avviene”.