L’assistenza domiciliare ai disabili è scarsa, per questo si decide di renderla ancora più scarsa. Questa è una notizia di quelle che fanno ridere.

In Italia siamo davvero bravi a scrivere. Le origini della nostra meravigliosa lingua neolatina insegnano ad usare le parole costruendo frasi dal doppio senso ad unico significato. Così, secondo questo criterio, la Giunta capitolina , nella seduta del 21 settembre 2011 al protocollo Rc 13615/11 delibera tra l’altro alcuni propositi che riguardano il Saish (servizio di assistenza ai disabili) e rimettono in gioco l’assistenza indiretta.

A parte i bellissimi “copia e incolla” che chiunque conosca questo servizio saprà riconoscere, è intrigante il contenuto dall’alto spessore ideologico. In realtà il concetto è questo: cari cittadini, alcuni disabili hanno il servizio anche se scarso, ora noi lo riduciamo così che più disabili potranno avere un servizio ancora più scarso.

Ottimo!

Procedo nella lettura e mi rendo conto che per avere l’assistenza devo vendere la casa che i miei genitori, dopo 50 anni di lavoro, mi hanno regalato quando, dopo la nascita di Diletta, si sono accorti che intorno a me il cerchio aveva preso fuoco ed ero sola. Decisero da nonni di investire in sacrifici anche la vecchiaia per aiutarmi ad avere una certezza e a “lasciare” qualcosa a tutte e tre le nipoti.

I nonni di Diletta (che sono nonni anche di Diana e Daniela) hanno sbagliato! Se io fossi un peso totale a carico dello Stato, mi regalerebbero ore e ore di servizi. Riguardo l’agenda e mi chiedo se sia giusta la sentenza che lo Stato ha emesso nei miei confronti. La mia settimana è intensa di impegni. Non tutti legati a Diletta, molti in realtà sono legati a Daniela (orfana di padre).

Rivaluto con calma e rileggo la delibera. Scopro che salta fuori l’assistenza indiretta.

Ripenso a una mia amica tedesca che anni fa mi raccontò che lei, sulla base di un progetto individuale, percepiva un somma soggetta a severissimo rendiconto che era omnicomprensiva di assistenza domiciliare e scolastica, ausili, terapie ecc. Lo stesso programma teneva conto ovviamente delle capacità lavorative della mamma e conseguentemente si riduceva in funzione del reddito. Noi invece sperperiamo. Ci piace di più.

L’assistenza indiretta costa molto (ma molto) meno della diretta che passa dalle cooperative convenzionate. Però si eroga al minimo. Ho chiesto in giro il perché e mi è stato risposto che sono capitoli di bilancio di versi. Cioè numeri e righe diversi su un modulo. Lo so, sono davvero ignorante in materia. Ma la domanda sorge spontanea: non sarebbe più semplice rifare quel pezzo di modulistica di conto economico e bilancio? Pare di no.

L’Isee diventa il parametro di gravità dell’handicap. Però è mascherato molto bene. In realtà ci sono una serie di informazioni per le quali si ottiene un singolo punteggio che fa media con l’Isee. Quindi se un disabile è “ricco” e molto malato i fratelli e le sorelle devono finanziarlo attraverso il “ patrimonio” di famiglia. Così tutti diventano più poveri e finalmente dopo qualche anno avrà l’assistenza! Il disabile povero, invece , non ci guadagna niente lo stesso. Perché comunque avrà un servizio carente da dover dividere nella squallida guerra tra poveri.

Vorrei che qualcuno mi spiegasse quali principi costituzionali si sono garantiti. Noi mamme con altri figli siamo aggredite da ogni dove perché dobbiamo riuscire a garantire ai figli una vita sana. Dobbiamo combattere, ottenere, sorridere, sconfiggere ogni male possibile. Però siamo state troppo brave. Infatti siamo state scambiate per onnipotenti esseri umani. Infaticabili, duplicabili, senza più vita, futuro e progetti individuali. Il lato buono c’è sempre: abbiamo la certezza che anche con questo ennesimo atto pubblico siamo state nominate guerriere arruolate a vita.

Fin quando queste “meraviglie del pensiero politico” saranno scritte da penne che non sanno nulla di disagio, disabilità ecc… i risultati saranno sempre i medesimi.

Nel frattempo sto cercando di capire quali limiti ostano l’erogazione della assistenza indiretta che con lo stesso costo di oggi coprirebbe per intero tutte le richieste anche in eccesso, e quindi prevedrebbe un bel risparmio a fronte di un migliore servizio. Quando e se riuscirò a capire qualcosa , tornerò qui a parlarne.

Intanto sono qui a scervellarmi su come far tornare i conti, che tanto non potranno mai tornare se non a discapito di Diletta e delle sue sorelle.