Ha tentato di impiccarsi nella sua cella, con un pezzo di stoffa ricavato dalle lenzuola. Dopo  l’azzeramento dei dirigenti della giustizia minorile di Bologna deciso dal Ministero e l’avvio di un’inchiesta su presunti abusi e tentati suicidi mai denunciati, la situazione dentro l’istituto penale del Pratello resta drammatica. Ieri sera un ragazzo di origine magrebina ha provato a togliersi la vita nella sua cella, e solo l’intervento di un agente ha scongiurato la tragedia.

La notizia è stata diffusa dal sindacato Uil penitenziari: “Il minore  – spiega Domenico Maldarizzi in una nota – ha tentato di impiccarsi con una striscia di stoffa ricavata dalle lenzuola in dotazione. Fortunatamente l’agente di sorveglianza si è accorto di quanto stava capitando e immediatamente l’ha liberato dal cappio. Il personale ha prestato le prime cure con interventi di rianimazione, strappando letteralmente il ragazzo dalla morte”.

La Uil ha colto l’occasione per ribadire la propria contrarietà al trasferimento di una parte degli agenti, deciso dall’amministrazione penitenziaria nei giorni scorsi. La bufera sorta dopo l’ispezione ministeriale che ha portato alla luce una serie di violenze per mesi tenuta nascosta infatti non ha investito solo i vertici (sostituiti a dicembre), ma anche una parte del personale della struttura. Qualche giorno fa è arrivata la notizia del distacco forzato di 27 agenti in servizio all’istituto minorile, che a febbraio andranno a lavorare al carcere Dozza di Bologna.   “Ieri è stata ancora una volta la polizia penitenziaria – continua Maldarizzi – a mettere una pezza alle falle del sistema, proprio quella polizia che è oggetto di un iniquo provvedimento di trasferimento di massa, fortunatamente differito di due mesi dal Ministro della giustizia Paola Severino”. La rimozione del personale ha fatto insorgere anche il Sappe, sindacato autonomo, che ha consigliato agli agenti di fare ricorso al Tar e che assieme a Fns, Cisl e Cnpp, ha promosso una manifestazione per la mattina di sabato 28 gennaio in via del Pratello per trovare una “soluzione più adeguata al problema”.

Trasferimenti che proprio in queste ore sono stati clamorosamente sospesi. Una comunicazione giunta dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, infatti, ha disposto che lo spostamento degli agenti dal Pratello alla Dozza (i primi nove dovevano spostarsi l’1 febbraio) è stato sospeso fino a nuova disposizione. Lo ha reso noto Maurizio Serra, della Fp-Cgil. “Ora speriamo che nel tavolo di confronto a Roma si possa risolvere e discutere la situazione, perche’ ad adesso non c’e’ nulla: nessuna contestazione e nessun addebito a questi agenti”, sottolinea il sindacalista della Cgil.

I riflettori sulla struttura del Pratello si accendono oltre un mese fa, dopo i controlli dell’ispettore del Dap mandato il 6 dicembre dal ministro Severino. Nella relazione finale si parla di quattro tentativi di suicidio, un presunto abuso sessuale nei confronti di un ragazzo di quindici anni da parte di altri detenuti, risse, agenti della polizia penitenziaria percossi, estorsioni, incendi, danneggiamenti e lesioni. Ma anche di punizioni sopra le righe, manette usate impropriamente, scappellotti ai ragazzi detenuti e un uso eccessivo della cella di isolamento, a volte utilizzata dopo aver smontato la finestra, per lasciare i giovani al freddo.

I reati sarebbero stati annotati nel registro disciplinare della struttura ma mai comunicati all’autorità giudiziaria. Per questo motivo il ministro Paola Severino ha già rimosso Lorenzo Roccaro, direttore del carcere del Pratello, di Giuseppe Centomani, direttore del Centro giustizia minorile di Bologna, e di Aurelio Morgillo, comandante della polizia penitenziaria. Mentre la procura di Bologna, su segnalazione del procuratore capo dei minori, Ugo Pastore, ha aperto un fascicolo (per ora non risultano indagati) per omissione di rapporto.

Gli incarichi sono stati affidati a Paolo Attardo, che assumerà ad interim la guida del Centro di giustizia minorile di Bologna, a Francesco Pellegrino, nuovo direttore del Pratello e ad Alfio Bosco, capo della polizia penitenziaria.