La guerra alla Regione si combatte in frac, alle 20 della domenica, nel foyer. Manca mezzora all’inizio del concerto, il secondo della stagione, quando i musicisti dell’Orchestra del teatro Regio iniziano un volantinaggio tra gli spettatori: “E’ in atto il tentativo da parte della Regione Emilia Romagna – scrivono gli artisti – di mettere fine all’esistenza della nostra Orchestra con una operazione tanto incomprensibile quanto velleitaria”.

La mobilitazione è inedita, il nemico numero uno è Massimo Mezzetti assessore alla Cultura. La scorsa settimana, in Consiglio regionale (durante la votazione della legge per il finanziamento del settore spettacoli), Mezzetti aveva infatti preannunciato un piano di scontiincentivi per i teatri locali che si impegneranno ad ospitare con più frequenza l’altra orchestra di Parma: quella della Fondazione Toscanini. Secondo Mezzetti “non ha senso che in città ci siano due realtà simili”. Delle due, però, solo la Toscanini riceve finanziamenti regionali: quest’anno il flusso di denaro pubblico porterà nelle sue casse 4,9 milioni di euro. Una spesa criticata nel corso dell’assemblea consiliare anche da UdcPdl, proprio sulla scorta della sovrapposizione delle due formazioni. Quella del Regio, in verità, è una srl priva di sovvenzioni pubbliche: l’unica orchestra-azienda d’Italia. I musicisti, nonostante i mugugni della Cgil e in barba ai loro contratti co.co.pro., sono contemporaneamente “padroni” della formazione. “La presenza di doppioni di questo tipo – aveva però tagliato corto Mezzetti – rappresenta “un’anomalia” da risolovere.

Come? Proprio in Consiglio l’assessore aveva anticipato il suo pacchetto di sgravi e agevolazioni da sottoporre ai teatri che preferiranno chiamare la Toscanini: quello comunale di Bologna più i sei di tradizione Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Ferrara e Ravenna. Un sistema esplicito per aiutare la Toscanini.

Apriti cielo. Nel giro di poche ore l’Orchestra del Regio in una lettera inviata ai giornali aveva definito il provvedimento “filosovietico” parlando di “diretive segrete da parte dei vertici regionali del Pd” contrarie al libero mercato e che oltretutto “mandano all’aria tutta una tradizione di attenzione al mondo del lavoro di cui la sinistra mena gran vanto”.

Stessi concetti ora ribaditi nel volantino per gli spettatori, distribuito in frac nel foyer del Regio tra pellicce e borsette di coccodrillo: “Con la scusa di razionalizzare l’offerta musicale sul territorio – scrivono i musicisti – la Regione ha deciso di favorire, attraverso sconti e agevolazioni, i teatri che utilizzeranno l’Orchestra Toscanini, decretando in tal modo la volontà di affossare, in sprezzo di ogni più elementare regola sulla leale concorrenza, la nostra attività professionale che svolgiamo al servizio del nostro teatro da 12 anni”.

Non badano a sfumature i “Pellegriner“, come sono stati definiti (con sarcasmo) i membri dell’orchestra diretta da Sergio Pellegrini. Secondo loro la Regione punta direttamente alla morte della formazione. “Non paga di non averci mai sostenuto con alcun contributo – conclude la lettera – il nuovo obiettivo è ora quello di affidare ad un unico soggetto il monopolio delle attività musicali, anche quelle del Teatro Regio. Poiché la nostra esistenza non ha mai tolto un posto di lavoro a nessuno, tantomeno alla Toscanini (…), ci sembra che questa scelta sia l’esatto contrario di un’apertura di spazi all’imprenditorialità giovanile”.

I “Pellegriner” si costituirono in srl nel 2005, la loro filosofia è quella efficientista e il loro vero padrone il mercato: più suoni più guadagni. Bando alle reti di sostegno pubbliche, insomma. I più bravi vengono premiati, secondo i co.co.pro. del violino. “In sei mesi – ripete spesso Enrico Maghenzani, ad della società – noi facciamo quello che un’orchestra stabile fa in un anno”. In 12 mesi la formazione dice di fare, regolarmente, il giro del mondo chiamata dai maggiori teatri internazionali. Si finanziano in questo modo i “Pellegriner”, che attravero la sola convenzione col Regio ottengono ogni anno circa un milione di euro. Il resto i musicisti “fordisti”, che martellano note come fossero bulloni, va a sudarselo in giro per il globo. “Altro che nei teatri regionali, contro i quali naturalmente non abbiamo nulla” chiosano gli “operai” in frac e in guerra con la Regione.