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Sfruttamento del territorio, abusivismo e lavoro nero. Esce in libreria Violazione

L'opera prima della reggiana/bolognese Alessandra Sarchi tratteggia un incubo contemporaneo basato sull'urbanizzazione illimitata e frenetica della nostra regione: "L'Emilia Romagna ha una pressione antropica spaventosa e non sta reggendo bene non solo per via dello sfruttamento avido e scellerato del territorio, ma anche perché la realtà morale è terribilmente compromessa"

Se il vostro sogno è una casa nel verde, Violazione (Einaudi) è il vostro libro. Con una citazione in apertura dal Dialogo della natura e di un islandese di Leopardi, l’opera prima della reggiana trapiantata a Bologna Alessandra Sarchi, segue le tracce, anzi le orme, dei Donelli, una famigliola non proprio tranquilla che tenta di ritrovare serenità e uno straccio di futuro in cui credere accettando il trasferimento in una villetta a pochi chilometri da Bologna.

L’orco cattivo è però in agguato e ha le sembianze di un bonario e arricchito contadino, sotterraneamente diabolico speculatore edilizio ai danni della campagna. Abusivismo, disboscamento, lavoro nero per gli immigrati dell’Est, in un romanzo che sfiora le corde del thriller, si ancora sui cattivi pensieri dell’uomo all’apparenza più buono e infine scarica addosso al capro espiatorio tutta la violenza evocata dal racconto. Proprio come quel San Sebastiano con testa di cervo che in copertina di libro illustra con maestria l’esordio della Sarchi.

“E’ un’icona che esemplifica il tema di fondo del libro che, al di là delle vicende raccontate, è il rapporto che l’uomo ha con la natura”, spiega al fatto quotidiano.it l’autrice, “L’idea che piace molto a tutti, facilmente retorica, è che esiste uno stato naturale primigenio in cui siamo tutti buoni e in cui l’uomo è in armonia con la natura. In realtà se uno pensa a come vanno le cose e come sono sempre andate questo rapporto tra uomo e natura, uomo come depositario del sapere tecnologico e culturale e che quindi piega la natura a propri fini, ha un confine che si sposta di continuo. Difficile dire quanto c’è di naturale e di culturale nell’uomo. Quello che non veniva accettato 20 anni fa, ora lo è”.

Altro tema forte che attraversa la personalità dei protagonisti del libro è la disillusione morale: tutti vivono in un doppio fondo che mette in discussione l’etica comune…

“Senz’altro. Ed è un aspetto che va emergendo rispetto alla realtà, in particolar modo quella  emiliana. Parlo di un progetto, di un’idea di sviluppo infinita che c’è stata in questa regione. Si pensava che potesse estendersi senza limiti, ma risorse e territorio sono limitate. Come si dice nel libro, la nostra regione ha una pressione antropica spaventosa e non sta reggendo bene non solo per via dello sfruttamento avido e scellerato del territorio, ma anche perché la realtà morale è terribilmente compromessa”.

Secondo lei quando è iniziata questa inversione di tendenza in Emilia Romagna, quando l’armonia è iniziata a slittare verso il caos?

“La risposta la dà un libro di Salvatore Settis, Paesaggio costituzione cemento, del 2010. Agli inizi degli anni novanta quando i Comuni iniziano a far cassa attraverso le tasse di urbanizzazione, concedono la cementificazione di qualsiasi cosa. Per continuare a fornire servizi devono avere soldi e questi soldi arrivano da lì. Per cui è difficile interrompere questo ciclo. Sono convinta che i Comuni continueranno a concedere l’edificabilità dei terreni. E io che vengo da una terra dove si fa Parmigiano Reggiano posso dire che non ci sono più terreni agricoli: parla di avere terreni per fare foraggio con cui poi si fa il formaggio. Se hai costruito capannoni su capannoni, il cemento è poi difficile da tirar giù”.

Nel suo libro più volte i protagonisti vivono degli incubi notturni, che valore hanno questi concitati inserti onirici nella narrazione del romanzo?

“La vita onirica delle persone è importante tanto quanto quella diurna, da svegli. Dormiamo così tante ore e la psiche si ricompatta e riorganizza è un aspetto interessante da esplorare. Le persone che sognano molto hanno molto da riordinare nella propria psiche”.

L’idea di scappare dalla città e correre, come nel caso dei protagonisti del libro, verso la collina è l’unica possibile salvezza o la speculazione edilizia raggiungerà tutti anche lì?

“La parabola che descrivo nel romanzo è negativa, ma non lontana dalla realtà. Oggi non c’è più freno all’urbanizzazione. Se vai nella valle del Setta dove ci sono i cantieri della Tav è un massacro che ti fa piangere il cuore”.

Quali libri leggi in questo momento storico?

“Tra gli italiani preferisco Giorgio Vasta, l’autore di Tempo materiale e Spaesamento. E poi il modello che ho tenuto presente per il mio romanzo, in cui male e bene sono mescolati, è una scrittrice degli anni cinquanta: Flannery O’Connor che ha scritto Il cielo è dei violenti”.

Oramai sembra che i libri stiano prendendo una nuova strada, quella dell’e-book. Lo reputa un vantaggio o il piacere del libro di carta tra le mani è imprescindibile?

“Come tutte le innovazioni tecnologiche è positiva. Poi l’uso che se ne può fare è soggettivo. Se devo fare un viaggio e non posso portarmi dietro peso, avere un iPad o qualcosa di simile in pochi centimetri di spessore è un vantaggio. Poi però sul comodino voglio avere i libri cartacei”.

d.t.


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