Poco importa se quella è una zona classificata ad elevato rischio idraulico e idrogeologico. E se proprio lì, pochi mesi fa, durante l’alluvione abbattutosi sulla capitale, un uomo è morto annegato nel suo seminterrato, invaso da tre metri d’acqua. A Roma, nel quartiere Infernetto, tra l’Eur e il lido di Ostia, sorgerà comunque un nuovo ipermercato targato Esselunga: un colosso di circa centomila metri cubi, incastonato tra tre canali d’acqua.

Un progetto avviato dieci anni fa: nel 2002, i “Patti territoriali Ostia-Fiumicino”, cioè l’accordo promosso dalla Regione Lazio, finalizzato a promuovere lo sviluppo locale, sono un ottimo meccanismo per proporre un mega progetto su un terreno vasto (12 ettari), ma in una zona quanto mai depressa (ergo, grosse difficoltà di urbanizzazione). Un parco acquatico? Per la famiglia Loconte, proprietaria del terreno, e la Lazio Consulting srl (società proponente), sarebbe meglio un centro commerciale da dare poi in gestione ad un grande brand. Forse i posti di lavoro da garantire sarebbero di più, e di conseguenza più ingenti i finanziamenti regionali. I santi alla Regione contano, e la proposta, con la promessa di finanziare altre opere, viene accettata. La realizzazione del nuovo parco commerciale è legata al corridoio di mobilità di una nuova cittadella (centralità urbana Acilia-Madonnetta), che il gruppo Pirelli Re costruirà. Chi entrerà nell’importante progetto avviato, avrà dunque l’onere di finanziare la ristrutturazione della mobilità locale (alcune rotatorie e un sottopasso).

Nessuno però vuole il nuovo centro commerciale. A partire dai residenti. “Oggi, nel raggio di due chilometri troviamo almeno una dozzina di centri commerciali più o meno grandi”, dicono. “Non ce ne facciamo nulla di quel mostro gigantesco, che finirà anzi per congestionare il traffico”. Contrari anche i commercianti. “Caleranno immediatamente i fatturati dei piccoli negozi, costretti quindi a chiudere – denuncia l’Ascom (Associazione dei commercianti del litorale di Roma). E di conseguenza si perderanno almeno il triplo dei posti di lavoro che creerebbe il nuovo centro commerciale”.

Ma il problema più grande per quella zona riguarda il rischio idrogeologico. Con una struttura di quella portata, tutta l’acqua piovana confluirebbe nei tre canali artificiali. “Occorrerebbero, come avviene in alcune zone ad alto rischio (come questa) – dice l’ingegnere Andrea Schiavone, presidente di LabUr (Laboratorio di Urbanistica) – delle piscine di contenimento che raccolgono l’acqua piovana e la rilasciano gradualmente nel terreno (che una parte la trattiene e la restante la scarica nel fosso)”. Contrariamente, e peggio ancora se si cementifica, tutta l’acqua confluisce direttamente nel canale. “Un ettaro di terreno libero (che funge quindi da spugna) – ci spiega il direttore del Cbtar (Consorzio Bonifica Tevere e Agro Romano), Dario Matturro – restituisce al canale nove litri di acqua al secondo. Se quello stesso ettaro viene cementificato, si avrà un ritorno di acque nel canale dieci volte superiore”. A quel punto, nel caso di un’abbondante pioggia, il rischio che esondi diventa quasi una certezza.

Inoltre per la gittata delle fondamenta, in quella zona paludosa, “bisognerebbe pompare acqua dal sottosuolo per settimane intere – fa notare il presidente di LabUr”. Ciò comporterebbe il prosciugamento della falda della Tenuta Presidenziale di Castelporziano (riconosciuta Riserva naturale), collocata appena sopra l’area, la risalita del cuneo salino (l’area si trova sotto il livello del mare)” e il conseguente inaridimento della flora boschiva.

A tutto questo però ci si penserà magari in futuro, adesso bisogna andare avanti. Sembra essere questo l’imperativo, quando partono le prime conferenze di servizio propedeutiche.

Nel 2006, i primi intoppi: alla Regione non c’è più Francesco Storace, ma Piero Marrazzo. Al Comune però c’è ancora il “sindaco dei centri commerciali”, Valter Veltroni. Si va avanti, anche perché “a spingere il progetto – sottolinea Schiavone – c’è uno schieramento bipartisan Pd-Pdl”. Ecco così entrare in gioco ufficialmente Esselunga (la grande catena di distribuzione di Bernardo Caprotti, collocata sinora nel Nord e nel Centro del Paese), con il grosso capitale da investire. E’ il 25 settembre 2008. Intanto l’assessore alle politiche commerciali, Bordoni (della nuova giunta Gianni Alemanno), promette: “Niente più nuovi centri commerciali”. Ma quello è un progetto già autorizzato, “non si può fermare”. C’è già una relazione paesaggistica (secondo la quale l’area non avrebbe nessun altra destinazione d’uso), “di certo – dicono i residenti – non è destinata ad un centro commerciale”; anche lo studio sull’impatto viabilistico da parere favorevole, “nessun problema per il traffico? Provate ad andare sulla Colombo, a luglio, alle cinque del pomeriggio”, avverte LaBur; e infine c’è quella relazione tecnica a firma dell’ingegnere Renato Papagni, ex presidente dell’Assobalneari, cacciato via lo scorso ottobre per violazione del codice etico di Federturismo e già invischiato nello scandalo dei mondiali di nuoto come progettista e coordinatore tecnico di alcuni impianti pubblici natatori. Secondo il documento redatto da Papagni, quell’opera ha la sua validità. E poi “le acque dei Canali (quelli adiacenti all’area) – si legge nella relazione – convogliano verso il Fiume Tevere”. Nulla di più falso! “Siamo di fronte al frutto di pura ignoranza o ad un falso ideologico – dice l’urbanista Paula de Jesus. Tutti sanno che quelle acque vanno al mare”.

Si arriva al 20 ottobre 2011, quando succede quello che non ti aspetti, ma che non è poi troppo difficile prevedere (l’abusivismo edilizio, in quell’area alluvionale, è la regola): un canale esonda e allaga il seminterrato in cui abita un cingalese di 32 anni, che muore affogato. Quel parco commerciale sorgerà proprio lì. Ma è davvero tutto in regola? LaBur e l’Ascom interpellano l’ente competente in materia. “Siamo del tutto ignari”, risponde Dario Matturro, direttore del Consorzio Bonifica Tevere e Agro Romano, dicendosi preoccupato. Il Comune di Roma non ha mai consultato quell’ente regionale a cui sono attribuite funzioni e compiti per assicurare l’elaborazione di piani territoriali ed urbanistici. “Ma per quanto ci riguarda – dichiara Matturro al fattoquotidiano.it – finché non si apporta una soluzione importante al problema idraulico del territorio, qualsiasi intervento in quella zona è fuori discussione”. Adesso toccherà alla Provincia esprimersi, chiamata in causa anche dallo stesso Cbtar: “Informateci, su eventuali pareri rilasciati in merito”.