L'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli

Altro che Malinconico. Francesco Piscicelli lo dice a tutti i cronisti che incrocia all’uscita dell’interrogatorio fiume con i pm romani. “Quella delle vacanze che sono costate le dimissioni al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, peraltro con mio dispiacere, è una stupidaggine rispetto alle questioni che sto affrontando con i magistrati”. Ma di chi sta parlando l’imprenditore che ha fatto ballare per qualche giorno il Governo Monti? Piscicelli, intercettato all’uscita dal palazzo di piazzale Clodio dalla telecamera del fattoquotidiano.it, cerca di frenare l’immaginazione della stampa: “Non ho parlato di nessun ministro, al massimo di capi di gabinetto”. Al magistrato della Corte dei Conti, Antonello Colosimo, saranno fischiate le orecchie: è l’unico tra gli indagati dell’inchiesta romana che sembra rispondere all’identikit. Colosimo infatti è stato capo di gabinetto del ministro dell’Agricoltura, prima con Saverio Romano e poi con l’attuale titolare Mario Catania. Dal dicembre scorso il magistrato ha lasciato il ministro ed è tornato a svolgere il suo ruolo alla Corte dei Conti.

Proprio sul complesso rapporto tra Piscicelli e Colosimo, l’ingegnere e il magistrato che un tempo stavano sempre insieme e si chiamavano ‘fratelli’, si sono concentrate le domande dei magistrati romani. E’ durato quattro lunghe ore l’interrogatorio di Francesco De Vito Piscicelli. Il primo vero interrogatorio del primo imprenditore della cosiddetta cricca che collabora. Nel luglio scorso Piscicelli era già andato a parlare con i magistrati di mazzette e favori. Come spiegava ieri con la solita ironia guascona lo aveva fatto perché “non ne potevo più di prendere il Plasil, e la nausea non riuscivo più a contenerla”. Piscicelli però aveva parlato a ruota libera, senza interruzioni dei pm come si usa nelle dichiarazioni spontanee.

Guarda il video di Nello Trocchia

Ieri invece, dopo avere ricevuto l’informativa del Ros dei Carabinieri con i primi riscontri sulle sue affermazioni, sono stati i magistrati a menare le danze. Il fiume delle sue accuse è stato così irregimentato e l’intera indagine è stata divisa in tre tronconi: il primo riguarda gli appalti dei mondiali di nuoto del 2009, ma anche quelli più antichi ottenuti dal Provveditorato alle opere pubbliche, in particolare con riferimento alla caserma della Guardia di Finanza; il secondo troncone, invece, insegue le sue rivelazioni sulle dazioni di denaro ai funzionari del Dipartimento della presidenza del Consiglio che si occupavano dei grandi eventi.

In questo filone sono confluite le accuse di Piscicelli contro Paolo Zini, un dirigente della Presidenza che dirigeva i cantieri dei Mondiali di nuoto 2009 e che avrebbe incassato mazzette di 10 mila euro per dare il suo via libera ai singoli stati di avanzamento lavori. Ma anche quelle contro Claudio Rinaldi, che – sempre a detta di Piscicelli – avrebbe intascato una tangente da 100 mila euro all’hotel De Russie per allentare la morsa dei controlli sugli appalti; infine quelle contro Angelo Balducci, che avrebbe ottenuto anche lui ingenti somme in denaro più la disponibilità di un appartamento in pieno centro. Si tratta di una serie di accuse smentite dai diretti interessati e tutte da verificare. In attesa che i Carabinieri del Ros ultimino i riscontri, l’approfondimento di questo filone è stato rinviato al prossimo interrogatorio.

Ieri invece il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il sostituto Ilaria Calò hanno approfondito il terzo troncone: quello della presunta estorsione che Piscicelli dichiara di aver subito da parte di Antonello Colosimo. Piscicelli ha raccontato ai pm gli anni d’oro dei suoi rapporti con il magistrato. A suo dire, per più di tre anni la sua società Opere Pubbliche avrebbe pagato l’affitto dell’appartamento di via Margutta usato da Colosimo per la sua seconda e redditizia attività lecita: quella di arbitro, ovviamente non di calcio. Il giudice della Corte dei Conti era stato scelto per risolvere grandi controversie private e aveva bisogno di un ufficio nel quale incontrare le parti. Piscicelli ha poi spiegato meglio anche gli altri favori come la messa a disposizione di un autista pagato mille euro al mese che accompagnava Colosimo in giro per le strade di Roma. Il magistrato per ora ha scelto di non replicare pubblicamente. Ha chiesto al procuratore Caperna di essere sentito e non vuole parlare con la stampa. Alle persone che gli sono vicine confida però di avere conservato i bonifici che smentirebbero l’accusa di avere usufruito a sbafo dell’ufficio in via Margutta. Inoltre a tutti ripete di essere stato amico di Francesco Piscicelli e che tutti i rapporti con lui, compresa la storia dell’autista, si dovrebbero iscrivere in questo contesto.

di Marco Lillo e Valeria Pacelli

da Il Fatto Quotidiano del 21 gennaio 2012