I tassisti di notte imbarcano ragazzi disperati con la siringa sporca di sangue, puttane che si spogliano, teppisti che sfilano coltelli: “E noi tassinari romani, poveri disgraziati, siamo una casta? Venite in giro con noi, gente che non ci paga, gente che ci minaccia, pischelli che ci puntano le lame”.

Giulio, nome di fantasia perché teme ritorsioni, ce l’ha con tutti perché tutti ce l’hanno con lui: “Che volete, voi scrivete stronzate, il governo ci ammazza, e noi ci difendiamo prima di morire”. La vita dei tassisti si chiama licenza: “Io sono un ragazzo romano che si sfonda la schiena, tassista di seconda generazione con un padre che con 40 anni di servizio scarrozza ancora, e sono fortunato perché guadagno 1. 600 euro. La licenza è la nostra liquidazione, il nostro tesoretto”. Giulio lavora 26 giorni al mese, due settimane di ferie l’anno, malattie e incidenti non previsti: “Io esco di mattina, di pomeriggio, di sera per otto o nove ore, e torno a casa senza conoscere i miei incassi, ma sapendo bene le mie spese: l’assicurazione, la benzina, le tasse. Il giorno migliore mettiamo in saccoccia 120 euro, e quel giorno siamo davvero felici. Se mi becco un accidenti, e sto a casa una settimana, l’Inail mi passa 40 euro, e che ci faccio?”. S’è inventato meccanico per riparare l’auto bianca e s’è scoperto evasore, molto convinto, per niente pentito, per pura necessità: “Io verso soltanto il pizzo che definisco “Studio di settore”, una finta dichiarazione di 12 o 14 mila euro l’anno, e basta. I miei colleghi non pagano le tasse, io non le pago. Me ne fotto di uno Stato che ci impedisce di vivere. Io frego lo Stato perché se lo rispetto non riesco a mangiare”.

Un tassinaro, non è per sempre: “C’è una parte di me che spera che il governo vada avanti, così mi libero di questa prigione e prendo il primo volo per l’Australia. Fra di noi ci sono ragazzi laureati, istruiti, persone perbene che si trovano a condividere un mestiere con dei criminali, rappresentati da sindacalisti ladri e conniventi”. Il giochetto del tassametro è un’arte antica: “Io non mi faccio multare per 16 euro, però ci sono tassisti che viaggiano di giorno con la tariffa notturna, e nessuno li controlla. In via Giolitti, angolo stazione Termini, le truffe si ripetono: decine di euro per trasportare americani o giapponesi trecento metri più avanti. Io credo che l’uomo sia delinquente per natura, se ti offrono continuamente una mazzetta, prima o poi la prendi. E io che mi ritengo pulito, divento evasore perché, in questo maledetto lavoro, non c’è spazio per gli onesti”.

Anche la massa ha travolto Giulio, che insulta i colleghi e insulta il governo come se il peggio fosse ovunque, e anche le proteste del Circo Massimo nascondono rassegnazione: “Farei corsi d’inglese, selezioni serie, controlli veri. Vorrei che il Comune di Roma avesse più corsie preferenziali per migliorare il servizio ai cittadini. Vorrei che il tassista sia messo in condizione di onorare i suoi impegni con lo Stato: sgravi fiscali, rimborsi carburante. Adesso non è possibile e con queste cavolo di liberalizzazioni, non lo sarà mai. Io non mi fido di voi, non mi fido dei sindacalisti. Penso soltanto che i tassisti romani siano dei mollaccioni rispetto ai napoletani e i siciliani che, se il decreto legge venisse approvato, saranno pronti per sfasciare l’Italia, per bloccare le città e le autostrade”. Giulio ha un rancore dentro che sfoga lentamente, appena capisce che fuori da un abitacolo non ci sono soltanto nemici: “A volte mi sento umiliato, ecco. Io volevo studiare e realizzare i miei desideri e le mie passioni, e invece sono qui, fra gente che non conosco e non vorrei mai conoscere, a presidiare la città perché non posso rinunciare al pane”. Adesso Giulio parla senza domande: “Quando esco all’alba, per le cinque, mi metto in fila in una piazzola di sosta con una copertina sulle ginocchia per il freddo. Aspetto una, due, anche tre ore per fare una corsa. Di notte capita di caricare una prostituta che ti vuole pagare in natura oppure ti arriva il tossico che ti fa girare ore e ore in cerca della droga, e va via senza darti un euro. Poi c’è l’avvocato che apre distratto la portiera e ti fa un danno di mille euro, e scappa senza nemmeno chiederti scusa. La gente sale, parla al telefonino, e ti dà un buffetto sulle spalle per la ricevuta. Noi restiamo zitti, sempre, ma se ci tolgono la speranza di vivere con dignità, diventiamo matti e pericolosi”.

Il Fatto Quotidiano, 20 Gennaio 2012