Cinque appuntamenti in meno di sette ore. L’agenda di Mario Monti a Londra lo scorso mercoledì 18 gennaio era piena zeppa di appuntamenti importanti: dall’incontro all’ora di pranzo con David Cameron alla conferenza stampa con gli investitori della City. Ma alle cinque e mezza di pomeriggio, in ritardo di mezzora, il premier italiano era già seduto all’Old Theatre della London School of Economics (LSE) per tenere una conferenza sulle sfide della crescita europea nell’economia globale. Il teatro era gremito di gente; in molti sono rimasti fuori per un evento che potrebbe definirsi “da rockstar” con oltre 3,000 domande per soli 300 biglietti. La sola Ambasciata d’Italia ha fatto fuori trenta posti in sala stampa.

A introdurre Mario Monti ci ha pensato Peter Sutherland, primo direttore generale dell’OMC. Intanto, fuori dal teatro, non sono mancate le proteste per i “dirigenti di banca al governo”. Ma il lungo applauso con cui il premier è stato accolto dimostra che molti italiani residenti all’estero confidano fortemente nella politica modernizzatrice del suo governo. Il volto sereno, ma leggermente provato, impassibile in piedi davanti la cattedra dell’Old Theatre, Monti ha acceso gli animi degli studenti italiani emigrati all’estero. Visibilmente emozionato (“an uncontainable emotion”), il premier ha ricordato che quelle giovani menti brillanti, così come più volte sono stati definiti i cervelli in fuga dall’Italia, “da noi non sono certo dimenticate”.

I temi centrali del discorso del primo ministro s’imperniavano tutti sulla centralità e sull’essenza del progetto europeo. Queste sono, secondo Monti, le sfide principali che attendono l’Unione Europea. D’altra parte, secondo il premier, l’integrazione economica sembra essere l’unica strada percorribile per ottenere un singolo mercato aperto alla competizione e nel rispetto della legalità. Diplomatico ma deciso, Monti ha accennato anche all’Italia e ai suoi rapporti con la Germania di Angela Merkel, ora che Nicolas Sarkozy è impegnato a farsi rieleggere in patria. Ne deriva una questione fondamentale in ballo tra Roma e Berlino: e cioè che l’asse italo–tedesco potrebbe giocare un ruolo fondamentale per superare la crisi. Per quanto la serietà e l’impegno di Monti siano stati salutati con approvazione dalla cancelliera Merkel, il premier ha più volte chiarito di volere “qualcosa in cambio”, gli ‘eurobonds’ sostenuti dai17 membri della zona euro, ad esempio.

Ovunque vada, Mario Monti ha il vantaggio di essere apprezzato e riconosciuto internazionalmente grazie a una esperienza economica, soprattutto in campo comunitario, che gli garantisce una statura politica non indifferente. Questo aiuterà tanto l’Italia quanto l’Europa. Ma, ancor prima delle misure di austerità “alla tedesca”, per Monti oggi la chiave è crescere. E l’unica formula per risolvere questa equazione sembra essere una maggiore coesione dell’Europa e il rafforzamento del processo decisionale nel quadro delle politiche comunitarie europee.

di Giulio Gambino, direttore di The Post Internazionale

(Foto: LaPresse)