Il relitto di Costa Concordia subisce movimenti pari a 7 millimetri l’ora, ma possono arrivare a 15 millimetri a prua. Uno spostamento che non è per niente irrilevante: all’interno della nave, nella parte sommersa, i soccorritori vengono in continuazione sbalzati da una parte all’altra, rischiando di finire contro le pareti del relitto. Intanto il magistrato, il procuratore di Grosseto Francesco Verusio, sta in queste ore valutando la posizione della Costa Crociere: è stato accertato, infatti, che la compagnia è stata avvisata per prima dell’incidente e nessuno è ancora riuscito a capire se siano state date delle indicazioni precise al comandante.

Minimizzare, annunciare il mayday alla Capitaneria, continuare la navigazione. Attendere. Eventualità che modificherebbero l’inchiesta. Sicuramente Francesco Schettino al telefono dice: “Ho fatto un guaio, sono passato sotto al Giglio, abbiamo dato un urto. Ti informo di tutto dicendo la verità”. Il comandante parla con Roberto Ferrarini, manager Operazioni Marittime e responsabile dell’unità di crisi della Compagnia di navigazione, dandogli notizia dell’impatto con gli scogli. Prima ancora di parlare con la Capitaneria alla quale, pochi minuti dopo, dice via radio: “Situazione sotto controllo, solo un blackout. E’ tutto ok”. Nessun riferimento allo scoglio. Il pm inoltre aspetta una risposta dal tribunale del riesame sulla sua opposizione alla scarcerazione del marinaio ordinata dal giudice per le indagini preliminari e, viceversa, i legali di Schettino contro gli arresti domiciliari.

Nave in movimento verso l’abisso
Se a Grosseto viene ricostruita attimo per attimo la notte del naufragio, all’isola del Giglio quello che preoccupa è la posizione del relitto: la chiglia è su una parete di granito che scende verso la profondità, fino a settanta metri, e se la nave dovesse perdere l’ancoraggio naturale, finirebbe in brevissimo tempo in profondità.

Approvato il piano per svuotare i serbatoi
I soccorsi, dopo le rilevazioni degli esperti, si sono fermati. Ma sono fermi anche i tecnici delle ditte Smit e Neri, che ormai dalla serata di ieri sono in attesa di un via libera all’operazione di svuotamento che però non arriva. “Il nostro piano di intervento – spiega Corrado Neri, rappresentante dell’azienda incaricata di recuperare il gasolio – è già stato approvato dall’Unità di crisi. Hanno fatto delle valutazioni, l’altra notte abbiamo fatto una riunione alle 4 del mattino per aggiustare alcuni punti, ma da ieri sera siamo ufficialmente in grado di iniziare. Purtroppo il nostro lavoro non è molto compatibile con quello dei soccorritori. A differenza dei primi giorni abbiamo avuto l’autorizzazione a operare in contemporanea, ma è una eventualità che si preferisce evitare. Noi aspettiamo di partire: il piano c’è i mezzi sono armati per poter procedere”.

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I rischi dentro al relitto
Il problema, forse, è che la nave non sta ferma. Il professor Nicola Casagli, docente all’Università di Firenze-Scienze della Terra, per conto della Protezione Civile sta monitorando il movimento del relitto:  “Il movimento dello scafo è più veloce a prua che a poppa” e il Concordia “poggia sul fondo su due banchi di roccia su una superficie di circa mille metri quadrati”. Lo scafo è relativamente vicino all’abisso con un pendio di circa 24 gradi. Casagli, esperto di frane, è stato chiamato dal Dipartimento nazionale della Protezione Civile per organizzare un sistema di monitoraggio che controlli lo spostamento del relitto. Il sistema è già operativo e stanotte ha mostrato un movimento di circa 2 centimetri che poi si è ridotto a 7 millimetri a poppa e 15 a prua.

Secondo l’esperto lo spostamento dello scafo potrebbe essere anche una risposta di assestamento della struttura. Sollecitazioni diverse, come moto ondoso, correnti marine, vento o shock sismici potrebbero spingere a fondo la nave. La rete di sensori e strumenti allestita per controllare lo scafo comprende anche un sistema di rilevamento satellitare capace di indicare al millimetro qualsiasi movimento.

Le indagini sulla Costa
Sul fronte giudiziario, mentre al tribunale del Riesame è in arrivo l’opposizione al gip sul provvedimento che ha concesso gli arresti domiciliari al comandante Schettino, i magistrati stanno valutando con attenzione la posizione della Costa: è stato ormai accertato che la prima comunicazione data dell’incidente è stata fatta alla compagnia, come quasi obbligo. Il magistrato vuole accertare se la Costa Crociere ha dato indicazioni al comandante per minimizzare quello che stava avvenendo. Schettino poteva essere rimosso dalla compagnia in pochi secondi. Secondo il codice marittimo la Costa aveva la facoltà e il potere di rimuovere Schettino immediatamente, anche al momento dell’incidente se avessero ritenuto opportuno farlo, visto che il comandante era su uno scoglio a terra. Anche questa è una procedura che la compagnia ha preferito non adottare e i magistrati vogliono valutare se farlo. Per questo motivo sono stati spediti i Gis dei carabinieri nella plancia di comando e nell’alloggio privato del comandante con l’obiettivo di sequestrare qualsiasi apparecchio elettronico, anche il computer personale di Schettino. Qualunque cosa che possa aver lasciato traccia della manovra.