di Riccardo Chiaberge | 20 gennaio 2012
E la Concordia affonda nell’aria fritta
Mayday, mayday! Si salvi chi può. Arrivano gli elicotteristi della parola, gli acrobati del cazzeggio colto, i funamboli dell’erudizione un tanto al chilo. Entrano in azione all’indomani di ogni disastro, mobilitati in tutta fretta dopo affannose riunioni di redazione: «Qui ci vuole un pezzo scritto! L’approfondimento culturale! Il mito, il poema, il romanzo, il film! Tirate fuori tutto quello che c’è in archivio. Google, Wikipedia, Garzantine!».
Si schianta un jumbo? Urge articolessa di Citati sul mito del volo da Icaro a Marinetti. Esonda il Bisagno? Chiamate Magris, che allarghi il discorso al Danubio, la Mitteleuropa, l’acqua che unisce e divide. Viene giù una palazzina abusiva ad Afragola? Perfetto per un excursus di Scurati sull’idea di crollo in storia e letteratura, da Fitzgerald al muro di Berlino. Se in qualche nuova Cogne una madre sopprime l’infante, subito accorre Calasso o Eva Cantarella col kit di Medea per eliminare i figli. E basta che il solito guidatore ubriaco stiri un gatto in via Merulana perché intervenga lo specialista di Gadda.
La cultura in prima pagina, un tempo, erano gli Scritti corsari di Pasolini: la forza dell’invettiva che suppliva a una cronaca reticente. Adesso, nove volte su dieci, è pura fuffa, aria fritta. Un orpello esornativo che alla cronaca non aggiunge un bel niente. L’opinionismo come malattia senile del giornalismo.
Il guaio è che ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime, di metafore, simboli e rappresentazioni emblematiche, di Achab e di Crusoe non gliene potrebbe fregare di meno. Non vorrei che un giorno o l’altro perdessero la pazienza e organizzassero un flash mob in via Solferino, o sotto le finestre di Repubblica: «Signori commentatori! Andateabbordocazzo! Smettetela di cazzeggiare. E se il direttore vi chiede di scrivere fregnacce, ammutinatevi».
da Saturno del 20 gennaio 2012




