Può piacere o no, può apparire ridicola per il suo folklore e per le sue rivendicazioni, possono far inorridire i metodi e le frasi che usa, ma la Lega Nord è stata l’ossigeno (spesso indispensabile) del governo Berlusconi. Ha avuto un ruolo più che rilevante della recente (drammatica) storia politica del Paese. Quindi quello che sta accadendo nel Carroccio non è solo da seguire con attenzione, ma andrebbe analizzato a fondo. E nel movimento padano è in corso una vera e propria rivoluzione che, se arriverà a compimento, riconsegnerà un centrodestra totalmente ridimensionato.

La vicenda è più che nota: Roberto Maroni da ormai due anni è stato indicato dai militanti (la base, il cuore pulsante, i mille fucili, l’anima, i voti) come salvatore del Carroccio. E’ lui l’unico considerato in grado di sfidare il Cerchio Magico (salottiero e romanizzato) e sconfiggerlo, “liberando” Bossi dalle grinfie di Marco Reguzzoni, Rosi Mauro, Federico Bricolo, il tesoriere Francesco Belsito (che manda i soldi in Tanzania). L’ex ministro dell’Interno ha temporeggiato. Fino a venerdì scorso. Quando, ricevuto il divieto di intervenire a incontri pubblici e parlare in nome della Lega, ha reagito e rinviato il bavaglio al mittente ma solo perché glielo hanno chiesto migliaia di militanti sulla sua pagina facebook ed è stato invitato a oltre 300 eventi nella sola Lombardia. Bossi è stato costretto a innescare la marcia indietro. E già questo è un evento rivoluzionario: la base che si rivolta a una decisione del Capo e lo costringe a tornare sui suoi passi. Mostrando chiaramente che la Lega non è quel partito padronale e familistico che si preoccupa solo del futuro di una trota. Bossi è stato costretto a cedere. Fino a partecipare a un comizio in cui lui non è protagonista assoluto osannato, ma una spalla. Seduto su un tavolino da bar insieme a Roberto Calderoli, in secondo piano, dietro lo scranno da cui Maroni impone i congressi, chiede lo scalpo di Reguzzoni e Rosi Mauro, scatena la folla e viene acclamato.

Cosa accadrà ora? Se sarà seguita la traccia indicata da Maroni il partito cambierà capogruppo alla Camera, saranno convocati i congressi, trionferanno ovunque i maroniani, si arriverà alla “lega pulita dei barbari sognanti” che mandano in carcere tutti i Nicola Cosentino, ripuliscono le liste, non investono più soldi in Tanzania e soprattutto non sosterranno mai più Silvio Berlusconi e il suo Pdl. Almeno non fino a quando annovererà personaggi come Denis Verdini, Renato Schifani, Alfonso Papa, Marcello Dell’Utri, Antonio Angelucci, Michela Vittoria Brambilla, Mara Carfagna, Deborah Bergamini. Per citare solo alcuni parlamentari.

Ma tutto questo può rimanere soltanto un miraggio. Perché la pace ritrovata tra Bossi e Maroni potrebbe essere solo di facciata. E lo sa bene anche l’ex titolare del Viminale. Il Senatùr ha dovuto ricucire la rottura in vista della manifestazione di domenica a Milano, che altrimenti si sarebbe trasformata in una contestazione a lui e al gruppo dirigente, tanto che venerdì e per tutto lo scorso fine settimana, molti suggerivano di cancellarla. Bossi ha preferito invece ricucire così da presentarsi in pubblico uniti. Domenica. Poi, superato il momento conflittuale, pacati gli animi dei “barbari sognanti”, illusi di aver vinto, scatterà il vecchio adagio leghista per cui chi contesta il Capo va eliminato. Il ragionamento è: lasciamogli credere di averla scampata, facciamoli uscire tutti allo scoperto, poi partiamo con le purghe. E questo è il metodo finora adottato dal Senatùr contro chi osava contraddire la linea del fortino di via Bellerio, figurarsi se si salvano ora quelli che si sono permessi il lusso di attaccare il pesce figliolprodigo. E basta guardare cosa accade in Veneto. Con intere sezioni cancellate dal segretario bossiano, Gobbo.

Maroni lo sa bene. Come sa che Reguzzoni e i cerchisti si stanno organizzando per tentare la rivincita. Bobo ha vinto solo una battaglia. La prima di molte che verranno. E qualunque sarà l’epilogo della guerra, già un esito è certo: la Lega Nord ha concluso la sua stagione. Quella che rinascerà sarà una Lega diversa. Con la vittoria del Cerchio Magico finirà in mille rivoli, fino a confluire nel Pdl. Se passerà Maroni, il partito indosserà l’eskimo e sarà tutta un’altra storia. Che piaccia o no, questi qui, con spadoni e corna sulla testa, stanno facendo una rivoluzione.