Le lacrime del numero uno Pierluigi Foschi. Poi tre ore di conferenza stampa, mille persone impegnate per l’emergenza. “Trasparenza e impegno”, è il motto. Nella ricostruzione pubblica della Costa Crociere, però, ci sono ancora tanti “non sappiamo, vedremo le indagini”. Per non dire dei chiarimenti su quegli “inchini” che Schettino amava: “Abbiamo autorizzato solo quello del 9 agosto 2011 davanti al Giglio, di altri non abbiamo notizia”, assicura Foschi. Ma secondo i rilevamenti radar internazionali la Concordia avrebbe effettuato 52 inchini in un anno. Non solo: nel blog della Costa si potevano trovare le immagini di un altro passaggio ravvicinato a Procida con tanto di sirene. Un video sparito e poi ricomparso dopo le proteste.

Il muro delle “indagini in corso”: una linea precisa che potrebbe rivelarsi un boomerang se dovesse emergere un ruolo attivo della compagnia nella notte della tragedia. Con l’iscrizione di indagati legati alla società. L’attenzione si sta concentrando su un punto buio: le telefonate tra il comandante Francesco Schettino e Roberto Ferrarini, comandante responsabile del Dipartimento Marittimo Costa. “Non conosciamo il contenuto della scatola nera. Sappiamo che Schettino ci ha chiamato la prima volta alle 22. 05”, ha raccontato Foschi. Dagli atti risultano tre comunicazioni tra Schettino e Genova dopo l’incidente (ore 21.42) e prima dell’evacuazione (22.58). Ma che cosa si sono detti (via cellulare, potrebbe non esserci una registrazione)? “Schettino ha chiamato il Dipartimento Marittimo. In questi casi noi acquisiamo informazioni, ma, essendo lontani, non siamo in grado di intervenire sul comandante. Abbiamo ascoltato quello che aveva da dirci, la sua diagnosi. Schettino alle 22.05 ha detto che c’era un’emergenza a bordo, ma che non era stata ancora chiarita né la causa, né la gravità. Poi c’è stata una successione di conversazioni di cui non conosco i dettagli. Ma il comandante è il comandante, è deputato a eseguire le operazioni che ritiene giuste. È elemento essenziale della navigazione, previsto dalla legge”, chiarisce Foschi. Il vice-presidente della società, Fabrizia Greppi, è lapidaria: “Non sappiamo cosa si siano detti i comandanti, aspettiamo le indagini”. Non abbastanza per chiarire.

Ma chi è Ferrarini?
Un comandante che vive con il cellulare acceso. Il suo dipartimento è una sala operativa che, ventiquattro ore al giorno, segue sui computer le navi. Qui chiamano gli equipaggi per ottenere assistenza per i problemi della navigazione. E poi, appunto, c’è lui, Ferrarini, che deve affrontare le questioni più delicate. Che quando sente il telefono di notte sa di dover affrontare rogne. A volte tragedie. Racconta una fonte interna di Costa: “I comandanti chiamano in situazioni estreme, chiedono consiglio su come affrontare l’emergenza. Quelle telefonate non si dimenticano, sono in gioco le vite di centinaia di persone e tutto è appeso a decisioni da prendere nel giro di minuti. Non si può sbagliare. L’ultima parola, però, spetta a chi ha la responsabilità della nave”. Ma non c’è dubbio che le parole dell’armatore abbiano peso enorme.

Ed eccoci di nuovo al nodo: che cosa ha suggerito Costa a Schettino? L’ipotesi è che possa essere arrivato il consiglio di proseguire la navigazione nella speranza di giungere in un porto (Livorno) senza arrivare alla misura estrema del mayday che mobilita uomini, navi, motovedette ed elicotteri. Ma sarebbe essenziale capire quale situazione abbia descritto Schettino. Forse un’avaria in grado di essere affrontata, come aveva fatto con la Capitaneria di Porto. Ma potrebbe, con l’armatore, aver descritto la situazione in tutta la sua drammaticità. In questo caso Costa avrebbe assunto le misure necessarie? “Schettino ha preso un’iniziativa di sua volontà contraria alle nostre regole di comportamento. Non è prendere le distanze, ma è dissociarsi da questa condotta che ha causato l’incidente”. Insomma, Foschi non “scarica” Schettino, ma sposa la teoria dell’uomo solo al comando.

Il Fatto Quotidiano, 19 Gennaio 2012

(Foto: LaPresse)