C’è da preoccuparsi davvero, se, dopo il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, anche il neo-presidente del Parlamento europeo esordisce nel ruolo con toni se non ‘euro-scettici’ certo ‘euro-preoccupati’. Martin Schulz, socialdemocratico tedesco, ringrazia i colleghi che lo hanno appena eletto e sbotta: “Per la prima volta dalla sua fondazione, il fallimento dell’Unione non è un’ipotesi irrealistica”.

Nel discorso d’insediamento, Schulz lancia una sfida ai governi che da mesi passano da un Vertice all’altro e – dice – “ci riportano a un periodo superato, quello del Congresso di Vienna”. Per lui, “l’inflazione dei Vertici” esclude dal processo decisionale europeo i Parlamenti, anche i nazionali. E il neo-presidente se la prende con le agenzie di rating, al cui sistema “bisogna dire un no chiaro” perché è “una minaccia per il progetto europeo”: “Cresce il sospetto – afferma – che anonime agenzie con sede a New York siano più potenti di governi democraticamente eletti”.

A Strasburgo
, questa è la sessione plenaria di metà mandato ed è tempo di rinnovo delle cariche: presidente, 14 vice (scontata la conferma dei due italiani Gianni Pittella, Pd, e Roberta Angelilli, Pdl), questori, capigruppo. È tutto già deciso, o quasi, perché pure l’Europa è terra d’inciuci, o almeno d’intese, quando ci sono di mezzo le poltrone. Il socialdemocratico Schulz passa al primo scrutinio. Lui, che fu un giorno apostrofato in aula dall’allora premier italiano Silvio Berlusconi come “kapò“, nega, con i giornalisti, che la sua carriera politica sia dipesa da quell’episodio.

La presidenza dell’Assemblea non è mai toccata a un italiano da quando, nel 1979, il Parlamento viene eletto a suffragio universale – Emilio Colombo fu l’ultimo presidente della fase precedente –. Schulz, che prende il posto del popolare polacco Jerzy Buzek – un avvicendamento concordato all’inizio della legislatura, fra i due maggiori gruppi parlamentari –, ha ottenuto 387 voti sui 670 validi espressi. La scelta del tedesco viene accolta con toni positivi da molti euro-deputati italiani, che gli presentano però una lista di richieste: il Pdl gli chiede equilibrio e s’aspetta difesa del ruolo del Parlamento, il Pd di dare la priorità alla lotta contro la crisi, l’Idv di restituire forza alla voce dell’Europa. Critiche da Mara Bizzotto, Lega Nord: la sua elezione è “una vittoria dei poteri forti”.

Certo, a quel posto, in tempi di crisi e di dubbi, ci vorrebbe un leader vero, un uomo carismatico, piuttosto che un politico che stinge sul funzionario, spesso grigio, quando non cede all’ira. Però, l’Europa questo offre. E a Bruxelles e nelle capitali, non sempre c’è di meglio. Padre poliziotto, un passato da libraio, Schulz, 57 anni, faceva politica a livello locale, prima d’essere eletto, nel 1994, deputato europeo: fece la gavetta e poi la trafila nel gruppo, fino a diventarne presidente nel 2004. L’episodio che lo rende noto agli italiani risale al 2 luglio 2003: Berlusconi, allora premier, presenta all’Assemblea il programma della presidenza di turno italiana del Consiglio europeo. Da portavoce dei socialisti, Shulz critica l’intervento del Cavaliere, esprime il timore che “il virus del conflitto di interessi si espanda anche a livello europeo” e chiede che cosa l’Italia intenda fare “per accelerare l’introduzione del mandato di arresto europeo”. Altri eurodeputati si alzano mostrando cartelloni con la scritta “La legge è uguale per tutti” in diverse lingue. Berlusconi reagisce male: li bolla come “turisti della democrazia”; e a Schulz dice: “In Italia un produttore sta montando un film sui campi di concentramento nazisti: la suggerirò per il ruolo di kapò. Lei è perfetto!”. Ne segue un putiferio. A Strasburgo, l’eco di quello scambio non s’è ancora perso.

Il Fatto Quotidiano, 18 Gennaio 2012