Si era chiuso male l’anno per Roberto Formigoni, dopo l’arresto del vice presidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani e i progressi dell’inchiesta sul San Raffaele di don Luigi Verzè. E meglio non è iniziato il 2012, con le manette all’ex assessore regionale Massimo Ponzoni. Uomini travolti dagli scandali e vicini al presidente della Lombardia. Di cui ora Libertà e giustizia chiede le dimissioni. Con un appello perché si torni alle elezioni e la parola sia ridata ai cittadini.

“Formigoni non può continuare a trincerarsi dietro il ‘io non sapevo’ gridando al complotto politico – scrive l’associazione sul suo sito – . Lui è il responsabile della regione Lombardia e di tutta la ciurma. Si assuma le sue responsabilità invece di cercare una penosa via d’uscita sulla scialuppa di salvataggio”. L’appello si aggiunge a quello delle opposizioni in Consiglio regionale e a quello che la stessa Libertà e giustizia aveva lanciato a dicembre, dopo che l’allora vice presidente del Consiglio regionale Nicoli Cristiani (Pdl) era stato sorpreso in casa con una mazzetta da 100mila euro. Una storia di discariche di amianto e rifiuti pericolosi sotto la Brebemi in cui, tra le carte dell’inchiesta, sono comparsi anche i nomi di due membri della giunta di Formigoni: il responsabile dell’Ambiente, Marcello Raimondi, e quello dell’Istruzione, Gianni Rossoni.

Ci sono poi i legami tra il governatore e Piero Daccò, imprenditore vicino a Comunione e liberazione arrestato a novembre con l’accusa di bancarotta e associazione a delinquere nell’ambito dell’inchiesta sul crack del San Raffaele. E c’è Nicole Minetti, indagata per induzione alla prostituzione nella vicenda del bunga bunga di casa Berlusconi. Ex igienista dentale, la Minetti è stata trasformata in consigliera regionale alle elezioni del 2010, proprio grazie al listino “Per la Lombardia” di Formigoni. Quello stesso listino bloccato che è stato presentato con oltre 700 firme false, secondo quanto ipotizzano gli inquirenti che hanno messo sotto indagine 15 dirigenti del Pdl lombardo.

A dimostrare quanto sia inadeguata la classe politica ora al governo in Lombardia, Libertà e giustizia cita anche il caso di Filippo Penati, collega alla vice presidenza del Consiglio di Nicoli Cristiani finché i magistrati di Monza non l’hanno indagato per il giro di tangenti legate all’ex area Falck di Sesto San Giovanni. E Penati ieri è entrato a fare parte della commissione consiliare d’inchiesta sul San Raffaele. Insomma, gli attuali consiglieri e assessori vanno cambiati al più presto, sostiene Libertà e giustizia, che invoca le dimissioni di Formigoni e le elezioni anticipate. Perché “l’ultimo caso dell’ex assessore, membro dell’ufficio di presidenza Massimo Ponzoni, arrestato per bancarotta, corruzione, concussione e finanziamento illecito è la goccia che fa traboccare il vaso”. Sullo sfondo della vicenda i legami dell’ex assessore con la criminalità organizzata. E la sua vicinanza con il governatore. Visto che Formigoni, secondo quanto scritto dal commercialista Sergio Pennati in una sorta di testamento, ha avuto in passato vacanze esotiche pagate dall’immobiliare Mais di Ponzoni, fallita come Il Pellicano, la società per cui il ras del Pdl brianzolo è finito nei guai.

Di dimettersi, però, Formigoni non ha alcuna intenzione. Tutte le accuse, dice, riguardano comportamenti personali che nulla hanno a che fare con la regione Lombardia. Anzi, la questione è politica, è “un attacco diretto della sinistra contro il Pdl e contro di me – ha affermato ieri -. Una sinistra che è tutta giustizialista e che schiera le sue corazzate nella stampa e nella televisione”.