Ultimamente, ho letto molte polemiche sull’editoria minore. Sono state pubblicate alcune liste di editori, in cui si distinguevano i ‘non puri’, cioè quelli che fanno pagare tutte o in parte le copie all’autore ; coloro che applicano il cosiddetto ‘doppio binario’, ovverosia alcuni libri vengono pubblicati con le modalità normali, altri con contributo da parte degli autori; gli editori a pagamento (Eap) e gli stampatori.

Donatella De Bartolomeis ha fatto tutta un’altra scelta. Donatella è una donna bruna e mediterranea, che ama i libri tanto da fondare una casa editrice – Edizioni Il Papavero – in Irpinia.

Questo post è dedicato a un’iniziativa di questa intraprendente e coraggiosa editrice, iniziativa che si è avviata lo scorso novembre e che si concluderà sabato 21 gennaio, in una cittadina vicina al Capoluogo irpino, Atripalda. Presso l’antica Dogana dei Grani, nella piazza principale, si terranno le tre giornate conclusive della prima Fiera digitale del libro, con una formula originale: l’autore al centro.

Infatti, non saranno presenti gli stand delle case editrici, bensì solo i libri, esposti in modo da essere sfogliati, annusati, rigirati e anche acquistati, in loco, on line, o nelle librerie indicate nelle schede in distribuzione al pubblico.  Gli autori avranno un ‘giro di clessidra’ per raccontare il loro libro sul palco. I tre giorni sono anche l’occasione per un convegno sull’editoria (il secondo) e per la presentazione di qualche libro particolare inerente il territorio.

Come si legge anche sul sito della casa editrice Il Papavero, è una novità assoluta. La formula fieristica è davvero innovativa, sia come organizzazione che come intenti. Per saperne di più ho incontrato Donatella.

Una rivoluzione copernicana, dunque.
Sì, lo è davvero. Finora, tutte le fiere erano organizzate per gli editori. Ho voluto valorizzare, invece, l’autore – anche come persona – dando tutto lo spazio all’opera. Vengono autori da tutta l’Italia per presentarsi. Sono più di cento le opere nelle bacheche, sia fisiche, che virtuali (ancora in allestimento, vista la richiesta).

Ecco, il web.
È un grande ausilio. La promozione delle opere attraverso i social media, i siti e i blog è più facile per immediatezza e raggiunge più persone. Oltre al fatto che può essere a costo zero.

Ma i costi di questa fiera?
Molto contenuti. Abbiamo fatto sinergia con due Associazioni culturali locali (Cives e Cento Uomini d’Acciaio [da una frase di Guido Dorso, ndr]), un settimanale (Abellinum) e, soprattutto, la Soprintendenza ai Beni Culturali di Avellino, che – a seguito di un progetto approvato – ci ospita in questa bella struttura, l’ex Dogana dei Grani. Ogni contributo è stato il benvenuto, ma nessuno sponsor.

Una fiera in una piccola provincia, perché?
Da quando ci sono i collegamenti telematici, ogni idea diventa globale. Non importa se nasca qui o in Lapponia. Avere uno spazio fisico serve a incontrarsi e a fare animazione culturale in loco. Lo spazio virtuale ti fa conoscere dappertutto ed ecco che si annullano i confini di una provincia piccola o interna come la nostra. Ho girato molte fiere del libro, ovviamente locali, per capire cosa non funzionasse. Di solito ci va pochissima gente e vengono attratti per lo più autori e pubblico locale. Si aggiunga che agli italiani non piace leggere [ma scrivere sì! Ndr] ed ecco che una fiera del libro locale assume un’aura di mestizia o di sconfitta del libro. La formula che ho immaginato e attuato supera queste difficoltà.

Perché agli italiani non piace leggere?
I fattori sono moltissimi. Siamo disabituati a essere curiosi – forse la scuola ha parte della responsabilità – e per pigrizia e comodità compriamo solo i libri, magari di poco valore, che, però, sono fortemente promossi e pubblicizzati. Invece, ci sono tanti buoni autori che dovrebbero essere conosciuti, anche autori che a volte pagano per pubblicare.

Con un libro pubblicato dalla tua casa editrice siete arrivati al Premio Strega.
Ecco, appunto, è quello che ti dicevo. A volte succede che ci sia un autore bravo, bravissimo, ma poco conosciuto e per di più in catalogo di una casa editrice piccola o piccolissima. Personalmente, curo moltissimo gli autori che scegliamo di pubblicare, proprio perché li scegliamo credendo in loro e nella loro opera.

Gli editori hanno le loro colpe?
Chi non ne ha? Anche molti editori sono pigri. Però, c’è anche da dire che nonostante ci siano ottimi prodotti da poter pubblicare, non c’è molto spazio sul mercato, per la simmetrica pigrizia dei lettori. È un cane che si morde la coda.

di Marika Borrelli