Il 31 gennaio 2012 scade il termine per pagare il canone Rai, esattamente come previsto dai Maya. Nel mutato clima e contesto generale, fra tecnici al governo e retate della Finanza a Cortina, la Rai ha deciso di rinnovare la propria campagna abbonamenti; niente più “abbonati in prima fila” o “di tutti, di più”: stavolta “il canone tvè un tributo come tutti gli altri, pagarlo non è solo un gesto di civiltà, è un OBBLIGO”. Un’operazione-simpatia il cui sottotesto è “ti facciamo il c…”, declinato anche nella versione “ti gambizziamo” nello spot dove un’abbonata che fa jogging viene accostata ad Oscar Pistorius.

Più che di una strategia di marketing si tratta di una strategia della tensione: il pericolo è che la Rai con Porta a Porta passi dalle parole ai fatti. Chi ha realizzato questa nuova campagna promo per il canone è la Struttura Immagine Rai, il dipartimento dove ora lavorano gli stessi creativi che hanno inventato in passato celebri slogan come Il lavoro rende liberie fortunati brand come la stella a cinque punte rovesciata. La filosofia è la stessa di altre grandi aziende, come Equitalia o Al Qaeda: minaccia e terrorismo sono le nuove frontiere della pubblicità contemporanea. La merce non deve più sedurre, ma incutere paura e rispetto; il cliente non ha più sempre ragione, il cliente è un perseguitato obbligato a contribuire – altrimenti è un evasore.

La Rai dunque cavalca la rinnovata moda delle tasse, sperando così una buona volta di farsi pagare il canone dagli italiani. E se funziona con la Rai, visto il flop dei saldi, ci proveranno anche i commercianti a far passare i loro prezzi per imposte, cioè l’obbligo d’acquisto. Catricalà ha parlato in questi giorni di una riforma del canone Rai: “Pagare meno, ma pagare tutti”. Ma stando agli spot del canone, lo slogan della Rai sembra essere un altro: “Pagherete caro, pagherete tutto”.

Il Misfatto, 17 gennaio 2011