Appena qualche mese fa milioni di cittadini italiani hanno votato sì all’abrogazione delle norme sul legittimo impedimento, sul nucleare, sulla privatizzazione dell’acqua pubblica. Quel voto fu salutato, anche da chi non aveva firmato  i quesiti, come una grande vittoria del bene comune, quasi una sorta di testamento per il berlusconismo morente.

Il numero 57, la percentuale di partecipazione al voto, é diventato una sorta di simbolo per chiunque creda nella partecipazione popolare e nella legalità repubblicana. Proprio per questo non si può e non si deve sottovalutare le protesta di chi sta segnalando il rischio che, nel prossimo decreto sulle liberalizzazioni, il governo voglia introdurre una norma che reintroduca la privatizzazione strisciante e porre uno stop a chi, come sino ad oggi ha fatto il comune di Napoli, ha già deciso di tornare alla gestione pubblica e alla abolizione della “tassa sull’acqua bene comune”.

Per questo, nell’aula della Camera, ho deciso di dare voce a questa protesta e di chiedere al governo di procedere alla convocazione del Forum per l’acqua. Non si tratta di esercitare il “bon ton”, ma di rispettare  il voto popolare e la funzione dei comitati referendari che, come dovrebbe essere noto al Governo, sono “soggetti costituzionalmente protetti” e dunque non aggirabili, per ragione  alcuna.

Chiunque ne avesse voglia potrà anche firmare e far girare il loro appello che ci permettiamo di riportare anche in questo spazio.