“Per far tornare a crescere l’economia e per rilanciare la domanda interna è necessario operare un forte intervento a sostegno di salari, stipendi e pensioni”. E’ quanto sostengono le segreterie di Cgil-Cisl-Uil nel documento che presenteranno al Governo in occasione della discussione sulla riforma dello stato del lavoro. In questo quadro i tre sindacati chiedono che in tempi brevi venga realizzato un intervento “di riduzione del carico fiscale a beneficio dei lavoratori, dei pensionati, delle famiglie da finanziare con gli introiti a ciò appositamente destinati da una sempre più efficace azione di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale”. Per le organizzazioni sindacali vanno inoltre “resi strutturali e migliorati la detassazione e la decontribuzione del salario di produttività tramite la contrattazione collettiva aziendale e territoriale e resi maggiormente selettivi gli incentivi e gli sgravi fiscali per le imprese ancorandoli maggiormente all’innovazione tecnologica e organizzativa e all’incremento dell’occupazione”.

Il documento affronta anche il tema delle liberalizzazioni liberalizzazioni: “Possono essere di sostegno alla crescita del Paese a condizione che non si traducano in un’azione indistinta, incoerente e improvvisata frutto di una lettura affrettata ed ideologica della realtà. Cgil, Cisl e Uil ritengono indispensabile che il Governo apra subito un tavolo di confronto con le parti sociali. Va ricordato – spiegano – che liberalizzare non significa automaticamente privatizzare, ed inoltre un settore liberalizzato ha mediamente più bisogno di regole chiare e trasparenti, visto che buona parte della difficile situazione attuale, discende da una palese e dimostrata incapacità del mercato ad autoregolarsi spontaneamente. Liberalizzare significa inoltre interagire con il lavoro e, molto spesso, con la sfera dei diritti di cittadinanza di milioni di persone”.

Sulle pensioni le tre segreterie sindacali ritengono che la sostenibilità finanziaria del sistema “resta legata alle dinamiche future di crescita e sviluppo del Paese e all’andamento dell’occupazione. Le recenti misure contenute nel provvedimento varato nello scorso mese di dicembre devono essere modificate perché sono intervenute in modo insostenibile ed iniquo sulla struttura dei diritti previdenziali di milioni di persone senza nessuna gradualità. Si è realizzato – si legge ancora nel documento – un intervento volto solo a fare “cassa”, prelevando ingenti risorse dai lavoratori e dai pensionati, determinando così gravi ripercussioni anche sul mercato del lavoro, stante l’attuale situazione di difficoltà occupazionale. Siamo, infatti, di fronte ad una vera e propria emergenza per cui è necessario, da subito, prevedere deroghe ed esenzioni per sostenere chi espulso dai sistemi produttivi rimane senza lavoro e senza alcuna fonte di reddito”.

Il leader Cgil, Susanna Camusso, ha dichiarato che il tema articolo 18 “non sarà sul tavolo con il governo, almeno noi riteniamo che non ci sia perché il confronto si apre sulle proposte che facciamo”, per il leader Cisl, Raffaele Bonanni, “se si comincerà a discutere di temi veri, senza questo giochino che si usa per non affrontare i nodi della mancanza di crescita, allora si vedrà che quanto sarà sul tavolo basta e avanza”. Perché “parlare di art.18 è talmente risibile che appare più un tentativo di tenere una candela accesa che di risolvere i problemi. Una sorta di ideologia al contrario, imbarazzante, che fa male al Paese”, dice ancora Bonanni, che non si illude per questo che il confronto con l’esecutivo potrà essere, senza l’articolo 18, “tutto latte e miele” ma almeno, conclude, “sarà su temi veri”. Duri i toni anche della Uil. “Non siamo noi ad avere dei pregiudizi, come si sente dire spesso. Anche se non avere dei pregiudizi non vuol dire dare ragione agli altri”, spiega il leader Luigi Angeletti. “Il nostro no è un no motivato, non è che non ci piace il numero 18 ma siamo per un cambiamento da sviluppare in maniera razionale: cominciamo dal lavoro e dal fisco per affrontare la crescita”.

Ora si attende la convocazione da parte del Governo per discutere, insieme ai sindacati uniti, sui punti affrontati nel documento. “Non abbiamo idea di quando saremo convocati”, spiega il leader della Uil Luigi Angeletti. “Negli incontri che abbiamo avuto ci hanno detto che una riunione è imminente, aspettiamo”, aggiunge il segretario della Cisl Raffaele Bonanni.