La Corte Costituzionale , dopo un giorno e mezzo di consulta, ha bocciato, dichiarandoli inammissibili, i quesiti referendari perché lascerebbe “un vuoto legislativo che la nostra Costituzione non accetta in materia elettorale” secondo quanto ha dichiarato il senatore della Lega Roberto Calderoli, ‘padre’ dell’attuale legge elettorale, il famigerato Porcellum.

A giugno eravamo 1.210.466, noi italiani che avevamo investito tempo e fiducia per la raccolta di firme necessarie. Ora, io mi sento più che mai in balia di uno Stato e di un Governo che chiaramente non hanno alcuna intenzione di ascoltare i propri cittadini, al punto che comincio a sentirmi più suddita che cittadina.

Mi domando, perché nessun organo di informazione aveva prontamente segnalato il rischio che si correva nell’organizzare la raccolta di firme? Perché la Corte Costituzionale non è stata interpellata prima sulla validità del Referendum? Perché io e altri 1.210.465 italiani siamo stati messi nelle condizioni di essere parte diligente di quella che oggi appare essere indiscutibilmente una farsa?

Ora siamo arrivati al paradosso. Siamo al punto che non risulta nemmeno più legittimo un referendum sull’attuale legge elettorale che non ci consente di esprimere la nostra preferenza nominale per i rappresentanti del Parlamento, considerando le modalità con cui gli attuali rappresentanti conducono la loro attività, mi domando quali altri strumenti ci restino a disposizione per manifestare la nostra diretta volontà e partecipazione, per poter continuare a pensare e credere di essere in una democrazia.

Scrive Gianni Ferrara su Liberazione: “Più volte la Corte Costituzionale aveva negato che si potesse ammettere un referendum che impedisse per un solo giorno la piena disponibilità del sistema elettorale, l’esercizio in qualsiasi momento del potere di scioglimento delle Assemblee parlamentari. Più volte la Corte aveva negato che si potesse produrre la reviviscenza delle norme giuridiche abrogate. Se ondeggiante era stata la sua giurisprudenza su altri requisiti delle richieste di referendum, sulla impossibilità di richiamare in vigore leggi, articoli, commi, singoli disposti legislativi su cui era caduta la falce dell’abrogazione, detta giurisprudenza era stata sicura, costante, inflessibile… L’intento dei promotori era altro… il loro obiettivo reale era cioè la perpetuazione del bipolarismo coatto. Il mattarellum si prestava perfettamente a perpetuarlo ed a fingere che si volesse abolire il porcellum”.

Ma se tutto ciò fosse vero, e cioè che la Corte Costituzionale avesse già negato che si potesse ammettere un referendum che impedisse per un solo giorno la piena disponibilità del sistema elettorale perché si è deciso di organizzare comunque un’imponente ma del tutto inutile raccolta di firme, costata tempo, denaro e, più di ogni altra cosa, fiducia nello Stato?

Peraltro, ribadisco, per quanto possa ricordare, nessun organo di informazione a suo tempo si era preso la briga di andare a fondo della questione, spiegando che si stesse correndo il rischio reale di fare una raccolta di firme totalmente inutile.

In ogni caso, io non accetto che la mia volontà di cittadina italiana venga strumentalizzata politicamente da chicchessia. Io non mi sento più né di destra né di sinistra, oramai, e avevo deciso di partecipare alla raccolta di firme per il Referendum proprio perché credevo che per uscire da questo stallo politico e da tutti questi giochetti di maggioranze parlamentari tese a difendere gli interessi di chi in buona parte immeritatamente siede in Parlamento e non ha alcuna intenzione di rinunciare a tutti i privilegi della casta, fosse giusto ricorrere allo strumento piu’ democratico che esista per poter lasciare i cittadini liberi di esprimere la loro volonta’ sovrana.

Oggi rifletto amaramente sul fatto che In Italia non abbiamo più nemmeno questo strumento a nostra disposizione per cambiare lo status quo.