Alcuni chiarimenti dopo la prima parte: la locuzione del titolo allude evidentemente ad una locuzione invalsa ambito teologico. E dunque allude all’ambito religioso, che peraltro stimo proprio di alcune forme di alimentazione che ho già detto di non professare.

Il dramma della carne non è soltanto quello degli allevamenti intensivi e del maltrattamento degli animali (negli Stati Uniti va non di rado sotto l’egida del cosiddetto AETA), che ho già associato all’abuso degli antibiotici. Dramma della carne è anche quello di un mondo nel quale, in poco più di un secolo, si è passati da 1 miliardo a 7 miliardi di abitanti: tutti in emergenza cibo. Come riesce chiaro dall’intervento (che consiglio di ascoltare per intero) del noto Umberto Veronesi al Secondo Forum Internazionale dell’Alimentazione e Nutrizione.

Mentre in Europa e Nord America e Oceania si mangia troppo, soprattutto troppa carne, nel resto del mondo si lotta contro la fame. La produzione agricola mondiale potrebbe sfamare sette miliardi di persone ma “ai sette miliardi bisogna aggiungere 3 miliardi di animali da allevamento (bovini suini ovini) che da soli assorbono 1/3 della produzione agricola mondiale. Dunque buona parte delle risorse agricole va a sfamare animali che poi nutrono quel miliardo di persone carnivore in Occidente, costringendo alla fame un miliardo di persone, fra cui la morte di migliaia di bambini al giorno per malnutrizione”.

E se in Italia si mangia sempre più carne e meno cereali, “la crescita economica del mondo asiatico e sudamericano sta portando e porterà milioni di abitanti, tradizionalmente vegetariani, ad allinearsi al mondo occidentale, con un progressivo consumo di carne che aumenterà la pressione sul comparto agricolo”. Basti pensare che il consumo pro capite di carne in Cina è passato dai 20 kg annui del 1980 ai 50 del 2007 (lo stesso è aumentato di 9 volte dal 1963). Quindi per rispondere alla crescita prevista della domanda di carne, entro il 2030 la produzione di cereali dovrebbe quasi raddoppiare.

Peraltro “la carne non solo è dannosa per la salute dell’uomo, ma anche molto dannosa per l’ambiente. Il tasso di conversione delle proteine animali è imbarazzante per la sua inefficienza: per 1 kg di carne sono necessari 15mila litri di acqua”. E ciò è intollerabile, considerando la terribile situazione di carenza di acqua, ovvero che più di 1 miliardo di persone non ha accesso a fonti di acqua potabile. Tutto questo è evidenziato dalle cosiddetta Doppia Piramide Alimentare”.

Infine come scrive Michael Pollan “quando la base della nostra alimentazione si è spostata dalle piante a foglia verde ai cereali, il rapporto fra omega-6 e omega-3 (acidi grassi che competono fra di loro per lo spazio nelle membrane cellulari e per l’attenzione dei vari enzimi) nel nostro organismo è cambiato. Lo stesso è accaduto per la maggior parte degli animali di cui ci nutriamo: l’agricoltura industriale li ha privati del loro cibo naturale – l’erba e le foglie- e lo ha rimpiazzato con una dieta ipercalorica a base di semi di mais e di soia. Il risultato è stata una forte diminuzione di omega-3 della carne, dei latticini, e delle uova e un aumento degli omega-6. Allo stesso tempo i produttori hanno ridotto ulteriormente gli omega-3 negli alimenti trasformati, perché essendo meno stabili degli omega-6 si deteriorano più facilmente. Preoccupata per la conservazione delle derrate, l’industria agroalimentare ha fatto di tutto per eliminarli prima ancora di sapere cosa sono. Bisognò attendere gli anni Ottanta perché gli omega-3 venissero riconosciuti come essenziali per l’alimentazione umana…”

Insomma già buona parte della nostra alimentazione è ormai fondata su sottoprodotti della lavorazione del mais e della soia. Perfino l’allevamento intensivo degli animali è ormai un sottoprodotto dell’agricoltura intensiva di mais e soia. Che fare dunque? Ribadisco che bisogna evitare, per quanto è possibile, il consumo di carne di cui abusiamo. Ma anche di uova, latte e formaggi.

P.s. in replica all’asserzione che alimentandosi in tale modo, dopo 5 anni, si abbia una carenza di vitamina B12, riporto le parole di Franco Berrino, cioè uno dei più noti studiosi del rapporto fra alimentazione e tumori “a parità di calorie, chi mangia più carne statisticamente si ammala di più e muore prima. Ma ciò non vuol dire che non bisogna mangiar carne o prodotti animali. Il nostro suggerimento è che sia un consumo occasionale. Certamente la B12 è presente solo, in quantità e biodisponibilità adeguata, nei prodotti animali. Ma può essere prodotta da una flora intestinale ben coltivata. Per cui un vegano che mangia bene (non zucchero coca-cola o altre porcherie vegetali) può anche farne a meno: ma è bene che ne controlli la concentrazione plasmatica”.