Jon Huntsman abbandona la corsa alla Casa Bianca. L’ex-ambasciatore in Cina, un repubblicano moderato arrivato terzo nelle primarie in New Hampshire, ha annunciato il suo ritiro a Myrtle Beach, in South Carolina, lo Stato che ospiterà le primarie, sabato prossimo. Nel discorso di addio, Huntsman ha ufficialmente dichiarato il suo appoggio per Mitt Romney.

“Questa sfida è degenerata in un’offensiva di attacchi personali negativi che non sono degni del popolo americano e del periodo così critico della nostra storia nazionale – ha detto Huntsman -. Chiedo che i candidati la smettano di attaccarsi l’un l’altro e comincino a parlarsi e a parlare al popolo americano su come i nostri ideali conservatori possano creare lavoro, ridurre il debito nazionale, stabilizzare i prezzi dell’energia e provvedere a un futuro più brillante per i nostri figli e nipoti”.

La decisione di Huntsman era stata anticipata nella notte tra domenica e lunedì dai suoi collaboratori, secondo i quali il candidato era arrivato alla conclusione che il suo restare in corsa avrebbe alimentato tensioni e divisioni all’interno del Partito repubblicano; senza peraltro che, per lui, ci fossero effettive possibilità di vittoria. Huntsman, martedì scorso, era arrivato terzo in New Hampshire, dopo Romney e Ron Paul. Un risultato non particolarmente soddisfacente, in uno Stato dove Huntsman aveva ampiamente investito, in termini di fondi elettorali e impegno in comizi ed eventi.

Il ritiro di Huntsman dovrebbe favorire Romney. Entrambi hanno infatti sinora impostato le rispettive campagne sui temi dell’economia, del lavoro, facendo appello a un elettorato più moderato rispetto a quello di candidati come Rick Santorum e Rick Perry. Rimane comunque ancora poco chiaro quanto Romney effettivamente guadagnerà dall’uscita di scena di Huntsman. La percentuale di consensi per quest’ultimo, in uno Stato conservatore come il South Carolina, si sono infatti sempre dimostrate piuttosto basse. Gli ultimi sondaggi (fonti New Frontier Strategy/Politico.com) danno Romney al 32 per cento, seguito da Newt Gingrich al 23 per cento. Rick Santorum si attesta introno al 12, Ron Paul al 10.

“Nessuna sorpresa. I moderati finiscono per appoggiare i moderati”, è stato proprio il commento di Santorum, che ha così cercato di minimizzare l’impatto della scelta di Huntsman. Santorum, sabato scorso, ha ottenuto l’appoggio di un gruppo di importanti leaders cristiani conservatori (tra questi: James Dobson, fondatore di “Focus on the Family”; Tony Perkins, del “Family Research Council”; il reverendo Samuel Rodriguez, della “National Hispanic Christian Leadership Conference”). Nonostante parte del mondo evangelico continui a preferire Newt Gingrich (nelle ultime ore l’ex-speaker della Camera ha ottenuto il sostegno di Richard Lee, influente pastore battista di Atlanta, e del reverendo Garlow, leader della campagna contro i matrimoni gay in California), la quantità e la qualità degli endorsement cristiani e conservatori sembra aver fatto di Santorum il candidato ufficiale e riconosciuto del movimento. Un fatto che dovrebbe contare – e molto – proprio in South Carolina.