Nikolay Davydenko è stata una delle più grandi sciagure abbattutesi (vi ci si mi vi) sul tennis. Le anime candide del politicamente corretto, che stanno al tennis come i fan di Eugenio Scalfari alla politica, hanno per anni sostenuto che Davydenko fosse sottovalutato perché brutto (motivo più che sufficiente, peraltro, per sottovalutarlo).
I buonisti aggiungevano che “Kolya” – il  raccapricciante nomignolo – fosse un talento innegabile. Veloce, agonisticamente tignoso, maestro nel colpire in anticipo e nel footwork (ehhh?). I più arditi lo paragonavano ad Andreino Agassi. Certo. E Mal dei Primitives è il leader dei Megadeth.

Davydenko, in realtà, è stato un agente del Kgb frainteso per tennista. Un sovietico vecchio stampo, grigio e marziale, spietato e ferale. Non sarebbe spiaciuto nel film Le vite degli altri (nel ruolo di cimice nascosta nella parete). Numero 3 al mondo al suo massimo, per troppo tempo imbattibile per tutti (se non per i primissimi, contro i quali “Kolya” si inginocchiava da ligio vassallo).
Lo ha sempre allenato il fratello aguzzino, verosimilmente frustandolo e gridandogli “A morte il capitalismoper motivarlo. Tanto redditizio quanto antiestetico: pelaticcio, più consunto che magro. Mai un’emozione. E un carisma tale per cui gli organizzatori (giustamente) lo hanno schierato nei campi minori, lontanissimo dalle telecamere. Anche gli sponsor non se lo sono mai filato: come non capirli.
Nessuno come Davydenko, David Ferrer ed Andreas Seppi ha minato così tanto il tennis nelle sue fondamenta estetiche.

Quando si credeva che i Maya avessero ragione anche qui, inattesa e mirabile, è arrivata la crisi. E di colpo Kolya le ha perse tutte. Vederlo nella polvere reca letizia, inducendoci a sperare nel sol dell’Avvenire. O anche solo nel tramonto dell’Orrido.
Si riparla di Davydenko, e delle sue adorabili pene, perché stanotte, nella prima giornata degli Australian Open, è stato irriso da Flavio Cipolla. Non l’italiano più forte del lotto, ma certo il più gradevole. Cipolla, detto “Cips” in un eccesso di crasi, ha vinto al quinto. Gli capita spesso di esaltarsi negli Slam. Ha giubilato Wawrinka, il Tennista Topexan e indotto al pianto Andy Roddick, aka Visiera Gocciolante, che non ci capiva più nulla e ha cominciato a sclerare come un bimbo dell’asilo.

Stamani la nuova gioia, 6-1 (vamos) al quinto. Ventotto anni, romano, Cipolla a metà gennaio 2011 era  248° al mondo. Ora è 76°, best ranking 75. Mingherlino, meravigliosamente sprovvisto di muscolatura, potenza inesistente. Tutto testa e genietto. Un tennista da circolo, un terza categoria apparente. Un anacronismo con racchetta. Vent’anni fa si sarebbe divertito: adesso, sadicamente calato nell’Era dei Cyborg e degli Algidi, si barcamena.

Egli è “il Rincoglionitore”. Non avendo punch, si adatta al gioco altrui. Lo studia, lo immagazzina. E lo scardina. E’ un trojan horse della Monotonia. Si insinua nel sistema e, tra smorzate e slice, attacchi in controtempo e “pittino”, rincoglionisce l’avversario. Che, nei casi migliori, perde testa e partita.
Cipolla troverà al secondo turno Feliciano Lopez, il Tronista del Serve and Volley. Sarà un bel match, comunque vada.

Non molto altro da dichiarare. I big hanno vinto, tutti, tranne Fernando Verdasco, che a ben vedere non è un big ed è pur sempre inciampato con Bernie Tomic, l’australiano dal buon futuro (ahinoi) che un po’ ricorda Murray e un po’ un coma vigile.
A valanga Nadal, a valanga Federer. A valanga su se stesso Fognini, il Balotellino di Arma di Taggia, sconfitto dal colombiano Falla (uno che vince solo i primi turni Slam).

Stanotte grande attesa per la finale anticipata del torneo: Gasquet-Seppi. Maxischermi su tutta la penisola e Caldaro assaltata dai fans del McEnroe altoatesino. Riuscirà Gasquet, l’Uomo che Sussurrava ai Teloni, a gestire la prima di servizio  a 387 orari di Seppi, il gioco di volo di Andreasssssssssssss e quell’innato eclettismo che ne giustifica il paragone con Rod Laver? Non si sa.
Voi, comunque, nel dubbio dormite sereni.