Dopo la tempesta giudiziaria a Parma il Pdl si prende a sberle tra le macerie, in uno scontro tra fazioni che ha contribuito a mandare all’aria il congresso provinciale inizialmente previsto per il 28 gennaio in stile sfida all’ok corral.

Lo stesso Luigi Giuseppe Villani, plenipotenziario locale del partito, giorni fa aveva lasciato trapelare l’incertezza: “Ho parlato con il segretario Angelino Alfano, il 28 dovrebbe essere la data giusta per la riunione ma manca l’ufficialità”. Alla fine è arrivato il dietrofront: “Il Coordinamento nazionale del Popolo della libertà – scrive proprio Villani – ha disposto la sospensione, per motivi organizzativi, di tutti i congressi provinciali previsti sul territorio nazionale per i due fine settimana del 21 e 22 e del 28 e 29 gennaio prossimi. Pertanto anche il congresso provinciale di Parma, previsto per sabato 28 gennaio, è stato rinviato”.

Ordini superiori e generici, formalmente. Ma secondo le indiscrezioni l’assise locale sarebbe saltata anche a causa del pessimo bollettino “meteo” interno al partito. Del congresso infatti si parla da settimane come di un’attesa palingenesi, non indolore. In ballo c’è l’elezione del nuovo coordinatore provinciale e certamente parecchio altro, considerato l’epilogo dei quattro anni di governo cittadino: un assessore, Giovanni Paolo Bernini berlusconiano di marca, arrestato per corruzione; un vicesindaco, Paolo Buzzi, che fino all’ultimo ha difeso l’indifendibile sostenendo la bontà delle società partecipate comunali i cui debiti – nel bilancio consolidato 2010 – ammontavano ad oltre 400 milioni di euro; un modello politico-culturale di gestione della cosa pubblica inabissatosi insieme a Pietro Vignali, sindaco civico fuori ma berlusconiano dentro (o viceversa). Villani, pur non indugiando sull’argomento, ammette che nel partito si arrotano oramai i coltelli: “Mi piacerebbe – dice – che in vista del congresso si parlasse più di linee politiche che di dietrologie, di vecchi rancori, di posizioni personali”. Poi però non resiste e per un attimo si ributta nella mischia: “Zoni venne ammesso in Giunta comunale solo perché qualcuno fece un accordo con i civici”.

Ex assessore comunale e vicino ai laici dell’ex compagine di governo, Paolo Zoni è l’avversario interno del ras argentino, come viene chiamato Villani per via dei natali sudamericani e per la tempra politica. Nello scontro fra le due correnti il Pdl parmigiano si sta logorando da giorni, anche pubblicamente sui giornali. “Siamo in vantaggio noi, abbiamo 1600 sostenitori per il congresso contro i 1000 di Zoni” dichiara Villani facendo la conta del tesseramento del partito.

Sotto il vessillo del ras si radunano i duri e puri del partito, dall’ex Msi e ora suo fedelissimo Massimo Moine al portaborse Giuseppe Pantano e all’ex assessore alla Sicurezza Fabio Fecci (lo stesso che tentò di intitolare il parco “Falcone e Borsellino” a “Sandra e Raimondo”) fino allo stesso ex vicesindaco Buzzi di recente apparso assai ringalluzzito con i suoi comunicati critici verso il commissario Mario Ciclosi. “Villani dovrebbe rinfrescarsi la memoria e ricordare per bene come andarono le cose ai tempi del mio ingresso in Giunta” replica a stretto giro Zoni, che aggiunge sarcastico: “Basti pensare da quanto tempo Villani non convoca il coordinamento di partito per capire quanto abbia a cuore il Pdl e il resto del mondo”.

Con Zoni, considerato esponente dell’ala più dialogante del Pdl, sarebbero schierati nientemeno che due big del partito nazionale: Maurizio LupiRoberto Formigoni. Da tempo Zoni è dato infatti in quota Comunione e liberazione. “Io ed altri iscritti – fa sapere più d’un detrattore di Villani – andremo in massa a sostenere Zoni e tutti quelli che come lui lottano per un cambio di gestione del Pdl di Parma. Se riusciranno a defenestrare Villani, Moine, Pantano il nuovo Pdl potrà avere il supporto di una buona parte di una area civica”.

Eppure, nonostante il partito somigli ad una pentola a pressione, Villani sostiene che il Pdl sia in crescita a Parma e provincia:  “Lascio parlare i numeri – chiosa – negli anni scorsi Forza Italia e poi il Pdl nella nostra provincia contavano 600 iscritti, ora siamo quasi a quota 2800”. Sull’esperienza amministrativa, poi, non arretra di un millimetro da vecchio rugbista nella vita e in politica: “Quella conclusasi lo scorso autunno è stata una grande stagione politica per la città – insiste – una fase di crescita che ha portato Parma ad un livello di sviluppo europeo attraverso grandi cambiamenti infrastrutturali visibili a tutti”. Visibili a tutti: e le manette per corruzione? I debiti? I cantieri lasciati a metà? Le lacerazioni nel tessuto civile di un’intera città? “Rispetto alla tregenda che ci è stata raccontata – ribatte il leader azzurro – dai conti presentati da Ciclosi sembra che la situazione sia meno grave del previsto, e in ogni caso quando una famiglia acquista una casa fa un investimento e non una spesa”. La stessa metafora domestica che, un anno fa, venne usata da Vignali. Pare non abbia portato bene.