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La Socìetas Raffaello Sanzio di Cesena sta per portare a Milano il suo spettacolo. Sempre che ci riesca. Da qualche giorno il Teatro Franco Parenti, che ospiterà dal 24 al 28 gennaio la tappa della tournée, è oggetto di una campagna denigratoria a suon di insulti (anche antisemiti) e minacce. Era successo già a Parigi, dove Sul concetto di volto nel Figlio di Dio è stato salutato dal dissenso dei cattolici tradizionalisti: sit-in di preghiera, lanci di uova, tentativi di impedire fisicamente la rappresentazione. È dovuta intervenire la polizia.

Il Tribunal de Grande Instance di Parigi è stato interpellato perché fermasse la rappresentazione: il sindaco Delanoë si è costituito parte civile contro chi attentava “alla libertà di creazione ed espressione artistica”, i giudici hanno deciso che lo spettacolo poteva continuare. Perfino l’arcivescovo André Vingt-Trois ha bollato i contestatori lefebvriani come gente che “trasforma la fede in un argomento di violenza”.

In Italia, Avvenire dice: “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio è diventato un caso. Con i ‘ soliti ’ cattolici confinati nella parte dei bigotti oscurantisti e i ‘ soliti ’ laici nei panni dei paladini della libertà. Laici che provocano ma non si chiedono mai se le loro provocazioni rischiano di rimanere fini a se stesse e di offendere”.

Andrée Ruth Shammah, direttrice del Franco Parenti, ha scritto una lettera alle autorità civili e religiose della città perché intervengano: “Il confronto anche animato è un elemento sano, naturale e prezioso di una civiltà che cresce. A condizione che non si sconfini nella minaccia, nell’ingiustificata aggressione. Chiediamo che chi guida questa città, nello spirito e nelle azioni, intervenga per allentare le inutili e pericolose tensioni e riportare la discussione nella dimensione più appropriata di quello che è uno spettacolo teatrale, che, semplicemente, può essere visto o non visto, piacere o non piacere, fare discutere o meno. In modo totalmente disarmato”.

Tutte le arie avanguardiste, da capitale morale, che Milano si dà non possono farsi spazzare via da istanze oscurantiste fuori tempo. Il sito ateatro.org ricorda come un altro spettacolo della Raffaello Sanzio, il Gilgamesh (1990), fu proprio a Milano al centro di una furibonda polemica. Tanto che dopo un’emozionante prima, il presidente del Crt Sisto Dalla Palma, voleva sospendere le rappresentazioni. “Al termine di una faticosa mediazione si trovò un compromesso: le repliche previste vennero salvate, ma venne programmato un incontro, una sorta di processo pubblico allo spettacolo, nel quale la compagnia se la cavò brillantemente”.

La Socìetas Raffaello Sanzio – oggi una delle compagnie italiane più note all’estero – venne esclusa dai finanziamenti ministeriali: questa pièce è coprodotta da diversi teatri e festival di tutto il mondo. Lo spettacolo, sostiene il regista Romeo Castellucci, non guarda a Cristo come al figlio di Dio. “Restituisce piuttosto l’uomo, che guardiamo e dal quale siamo guardati. I due opposti – la mistica, la teologia così come la demistificazione – sgombrano il campo lasciando spazio al ritratto puro dell’uomo”. La Socìetas è diventata un’icona di trasgressione (circostanza che impedisce una lettura libera, magari anche critica, dei contenuti) e attaccarla una moda.

Al di là di quello che la pièce mette in scena (prima di commentarlo, bisogna vederlo), questi tentativi di censura fanno ridere. L’Italia non è più quella degli anni Cinquanta, quando il microfono di Dio, padre Lombardi, irretiva le folle con le sue apocalittiche prediche. Ma soprattutto fanno ridere perché c’è un modo molto semplice di esprimere dissenso per qualcosa che non si condivide: ignorarlo. Attraversiamo l’era della globalizzazione: non ne usciremo vivi senza dialogo, confronto, libertà.

Il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2012