Dopo le manifestazioni di protesta convocate dai blogger, Putin prova a buttarsi sul web. E lo fa a modo suo, con un’intera sezione del suo sito dedicata al machismo animal-presidenziale. Orsi, linci, tigri, delfini. Putin con il fucile, che cava un dente al cetaceo, che mette una tigre nel mirino e l’addormenta, che da vicino si fa spiegare i problemi di un orso polare anestetizzato per l’occasione. È on line da due giorni il sito del primo ministro russo pronto per le elezioni presidenziali di marzo. Oltre che un portale elettorale, appare anche una risposta ai cittadini che su Internet si sono organizzati per chiedere in piazza uno stop alla corruzione e all’autoritarismo (la prossima manifestazione è stata lanciata per il 4 febbraio). La poca dimestichezza con il nuovo mezzo digitale, però, ha fatto sì che subito partisse una gaffe – seguita da una censura –: un’ulteriore prova della capacità dei blogger di mettere in imbarazzo Putin e compagni.

Nella rubrica “proposte degli elettori”, una pagina lasciata ai lettori per fornire suggerimenti, poche ore dopo lo sbarco in Rete il suggerimento più popolare era un appello al premier perché lasciasse la politica. “Le propongo di revocare la sua candidatura alle elezioni presidenziali. Attualmente tale passo sarà il più utile considerando quello che lei può fare per il Paese”, scrive l’internauta Arkadi Vishniov (69% a favore, 31% contro). Nel giro di mezz’ora, gli appelli critici sono naturalmente spariti, sostituiti da auguri e lodi sperticate. Lo staff presidenziale ha riempito il portale di molte promesse, sempre le stesse, diventate un mantra in questi ultimi dieci anni: miglioramento del tenore di vita, diversificazione, crescita economica e stabilità. Non manca un vago impegno contro l’autoritarismo e affermazioni su Internet che sembrano preannunciare una prossima stretta: “Le tecnologie moderne devono aiutare i nostri cittadini a informarsi, comunicare, studiare e lavorare, combatteremo, invece, i tentativi di utilizzare i mezzi di informazione per la propaganda di crudeltà, nazionalismo, pornografia, droga, fumo e alcolismo” (il blogger volto delle proteste Alexei Navalny è un fervente nazionalista). Più che come strumento di confronto, Internet servirà al premier russo per sfuggire a confronti pubblici: sulla falsariga dei videomessaggi berlusconiani, il probabile vincitore ha annunciato che non andrà in tv per dibattiti elettorali.

I sondaggi lo danno in risalita (dal 42 al 48 per cento dei consensi), ma con tali percentuali si andrebbe comunque al ballottaggio. E le proteste, nelle forme più diverse, si moltiplicano. Ieri, nel giorno della festa della stampa russa, Putin ha premiato una serie di giornalisti, tra cui Mikhail Beketov, l’ex direttore della Pravda di Khimki pestato brutalmente nel 2008, probabilmente per aver denunciato alcune speculazioni locali. Ma la premiazione è stata disertata da un altro dei premiati, Serghei Parkomenko, tra i membri del comitato organizzatore delle proteste. E così hanno fatto altri ospiti, come Dmitri Muratov, direttore del giornale di opposizione Novaia Gazeta (il giornale della Politkovskaia), l’anchorman tv Vladimir Posner e gli scrittori Boris Akunin e Dmitri Bikhov, tutti dalla parte dei manifestanti. Un sito per ora non basta a fermare la voglia di primavera dei russi.

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Il Fatto Quotidiano, 14 gennaio 2012