Una piscina piena di terra. Originale anche se forse poco godibile, soprattutto per i tuffi. Siamo a Civita di Bagnoregio (Viterbo), uno dei borghi più belli d’Italia. A pochi passi da piazza del Vescovado, proprio nel centro di questo paese di poche case aggrappato alla roccia. Sembra un’isola in mezzo al cielo. Un gioiello perfetto, con un equilibrio delicatissimo.

Qui aveva deciso di fissare il suo buen retiro Paolo Crepet, forse lo psichiatra più noto d’Italia. Il “confessore” del salotto di Porta a Porta. La sua è una casa di una bellezza difficile perfino da descrivere, dove dominano l’eleganza e il buon gusto. Un rifugio lontano da occhi indiscreti. Mai abbastanza, però. Perché il 27 maggio 2011 gli uomini del Corpo Forestale della Stazione di Bagnoregio decidono di fare un controllo. Ed ecco che cosa scrivono nel rapporto inviato al Comune di Bagnoregio, nonché a sovrintendenza, Regione e comando del Corpo Forestale: “In località Civita di Bagnoregio, sulla proprietà del signor Crepet Paolo, è stata riscontrata la realizzazione di una piscina interrata delle dimensioni di tre metri per sette completamente abusiva sotto i vari profili autorizzativi. Detti lavori sono stati realizzati in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, idrogeologico, e all’interno del centro storico”.

Possibile? Una piscina abusiva costruita nel cuore di uno dei borghi più famosi del mondo? Parte l’indagine, il Corpo Forestale dà notizia all’autorità giudiziaria. In Comune, chissà, ci sarà stato un po’ di imbarazzo, ma lo stesso l’illustre ospite viene convocato per verificare “eventuali irregolarità edilizie”.

Crepet, dopo un rinvio, apre le porte della sua splendida casa alla polizia municipale di Bagnoregio. È il 27 luglio 2011, esattamente due mesi dopo che la Forestale ha contestato l’abuso. Ma che cosa si trovano davanti i vigili urbani? Sorpresa: “L’accertamento effettuato ha evidenziato che sull’area non è più presente la piscina descritta dalla Forestale, ma un prato che si estende per tutto il giardino”.

Roba da non credersi. Viene da pensare che gli uomini della Forestale siano stati colpiti da allucinazioni. Chissà, forse a forza di andare a caccia di abusi ne vedono anche dove non ci sono, si sognano piscine. Ma nella nota della Polizia Municipale una parolina attira l’attenzione: più. “Non è più presente”. Insomma, par di capire, la piscina c’era davvero, ma adesso non c’è più.

Insomma, caso chiuso? No, il Comune, prima di “concludere il procedimento” deve sentire la versione dell’interessato, Paolo Crepet. Che il primo settembre racconta: “A proposito dell’abuso rilevato dal Corpo Forestale, tutto il materiale proveniente dalla rimozione del manufatto è stato utilizzato per i lavori in atto nella mia attigua proprietà, autorizzati dal Comune di Bagnoregio. Attualmente nell’area dell’abuso è stato ripristinato il vecchio prato seminato, come risulta dalle foto”.

Come dire, l’abuso in un modo o nell’altro è stato sanato, perché è lo stesso Crepet che usa questa parola – “abuso” – nelle dichiarazioni da lui firmate (di cui il Fatto Quotidiano è in possesso). Ma come è potuto succedere? “Piscina… macché era una pozzanghera”, risponde l’interessato al cronista. Veramente dagli atti risulta una piscina di tre metri per sette… “Sarà stata profonda venti centimetri… Ma perché vi interessate di queste cose, queste non sono notizie, sono pettegolezzi, voi siete un giornale serio. Se mi fossi chiamato Mario Rossi, non se ne occuperebbe nessuno”, esordisce Crepet contrariato. Aggiunge: “Civita di Bagnoregio è un gioiello straordinario che a ogni pioggia rischia di franare e nessuno fa niente. Occupatevi di questo”. Proprio perché è un gioiello ce ne occupiamo… “Guardi, io sono il primo che ha a cuore il destino di Civita. E per questo mi sono fatto tanti nemici che mi danno addosso. Mi sono battuto perché qui volevano costruire venti pale eoliche alte centosessanta metri. Sono andato a parlare con il ministro Stefania Prestigiacomo per ottenere fondi contro le frane… denaro stanziato che poi non si sa poi dove sia finito… interessatevi di questo”. Ci interesseremo anche di questo. Insomma, piscina (anzi, “pozzanghera”) interrata. Caso chiuso. Tutti felici e contenti. Speriamo soltanto che gli ospiti di Crepet non facciano tuffi.

di Federica Lupino e Ferruccio Sansa