“Caro Roberto, chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Marco Reguzzoni, capogruppo del Carroccio alla Camera, attacca Roberto Maroni sulla sua pagina Facebook per giustificare il voto della Lega, che ieri si è espressa contro l’arresto di Nicola Cosentino. Una decisione dettata dal leader Umberto Bossi e in antitesi con la posizione espressa dall’ex ministro che ha consumato la frattura con base, contraria al salvataggio del coordinatore del Pdl campano e schierata con Maroni.

“La Lega ha dato indicazione di votare per il Sì all’arresto salva la libertà di chi era contrario per questioni di principio – attacca Reguzzoni che difende il partito – Lo abbiamo ‘salvato’ noi? Credo proprio di no, perché come sai bene quasi tutto il gruppo ha seguito le indicazioni di Bossi che ha detto di votare Sì, mica No”. Il capogruppo, tra i fedelissimi del “cerchio magico” controllato da Rosy Mauro e dalla moglie del Senatùr Manuela Marrone, ribadisce che l’unica linea da seguire per il partito è quella dettata da Bossi. Proprio come accadde per il caso di Alfonso Papa, il deputato Pdl coinvolto nell’inchiesta della P4 e, spiega Reguzzoni, “finito in galera proprio perché la Lega aveva detto Sì con libertà di coscienza”.

Il capogruppo prosegue con un attacco frontale all’ex ministro e lo invita a raccontare cosa sia davvero successo ai suoi “amici” sul social network: “La verità – puntualizza – è che altri parlamentari (Udc Pd?) hanno deciso di votare No, ma purtroppo sulla stampa sembra che siamo stati noi. E con le tue dichiarazioni avvalori questa ipotesi. Non è forse che tu hai sbagliato nel comunicare con i giornalisti? Lo hai riconosciuto tu stesso in riunione di gruppo ieri, perché non lo dici anche ai tuoi amici di Facebook?”. Poi chiede a Maroni perché quando era membro dell’esecutivo non avesse sollevato la vicenda (“E poi se Cosentino andava messo in galera, perché non ce lo hai detto quando eravate ministro tu e sottosegretario lui?”), difende la linea di Bossi (“Pertanto era giusto dare indicazione per il Sì, ma non imporre nulla perché qualche fondamento c’era anche nelle ragioni del No”) e glissa rapidamente sul dibattito interno al partito per tornare tra i banchi dell’opposizione: “Queste polemiche – conclude – servono solo a far passare in secondo piano le malefatte del governo, che sta massacrando i tassisti, i camionisti, i pensionati, i lavoratori, i professionisti” perché “ferma Malpensa e svende all’Europa le nostre aziende”. E infine si dice “convinto che solo smettendola di alimentare le falsità che i nostri nemici mettono in giro, riusciremo a conquistare la nostra libertà”.

Incalzato da una sua fan online a rispondere alle accuse, sulla sua pagina Roberto Maroni getta acqua sul fuoco: “Cara Giorgia – scrive nel suo status – non sono d’accordo con il tuo invito a commentare il post di Reguzzoni. Lasciamo perdere queste cose e non alimentiamo polemiche inutili. Questa pagina è a disposizione di chi vuol parlare di cose serie, dei problemi veri che affliggono lavoratori e imprese della Padania e delle mancate risposte del governo Monti”. E invita “tutti a Milano” il 22 gennaio, quando il Carroccio scenderà in piazza contro la manovra. Intanto su Facebook continua a ricevere il sostegno dei militanti, mentre gli utenti rimproverano a Reguzzoni di aver cancellato i commenti ‘scomodi’. “Ma questa è una pagina “magica” – scrive Mario – I post vanno e vengono” e Carlo conferma: “Chissà come mai da questa pagina spariscono solo i commenti contro il Reguzzoni e le stupidate che dice…Mah!”.