I quesiti referendari sono stati dichiarati inammissibili dalla Consulta.

Ci si potrebbe far prendere dalla tristezza, dallo sconforto e dalla dietrologia. Sarebbe sbagliato. La verità è che non c’è un minuto da perdere.

La sostanza politica della questione sollevata dal comitato promotore dei referendum rimane saldamente al centro del dibattito politico. Un milione e duecentomila persone hanno messo il proprio nome e il proprio cognome (a differenza del voto politico, che è segreto) per chiedere un cambio dell’attuale legge elettorale.

Ignorare questo segnale, ignorare tutti i sondaggi di opinione di questi mesi vuol dire decidere lucidamente di restare a bordo di una nave che affonda. Ogni partito ha il diritto di farsi del male come meglio crede, ma ciò non toglie che i cittadini, se uniti e organizzati, hanno ancora il coltello dalla parte del manico.

Si potrà discutere quanto si vuole, in Parlamento come altrove, di quale sia il meccanismo di riforma da intraprendere. Modelli tedeschi, francesi e ungheresi, maggioritario e proporzionale, Camera e Senato, nazionale e regionale: ci sono politici ed esperti che, se vorranno, lavoreranno su questo nelle prossime settimane.

La preferenza e la libertà di scelta, da adesso, non sono più solo una questione di metodo, di rappresentatività e di rispetto della volontà dei cittadini. Da oggi il meccanismo di scelta dei parlamentari è una questione di consenso.

Gli italiani vogliono decidere, vogliono promuovere e bocciare. Vogliono giudicare, discutere, condividere. Vogliono separare la buona politica dalla cattiva politica (e il ‘sono tutti uguali’ sopravvive nella misura in cui questa libertà di scelta è frustrata), vogliono poter elogiare gli amministratori onesti e rigorosi e spezzare la carriera politica di chi non lo è.

Vogliono anche poter riconoscere quando c’è il voto d’opinione, quello vero, quello libero, e quando c’è il voto clientelare, quello di scambio, quello ottenuto con soldi e favori. E vogliono capire quali forze politiche puntano sulla democrazia delle idee e quali su quella del denaro.

I partiti facciano quello che vogliono, decidano la loro posizione come credono. Difendano persino il Porcellum, se lo ritengono. Ma sappiano che quanto più trasparente, aperto e libero sarà il meccanismo di selezione della classe dirigente, tanti più voti riceveranno, a prescindere persino dalla qualità complessiva della compagine presentata alle elezioni. Quanto più le scelte saranno oscure e calate dall’alto, tanto più i cittadini volteranno le spalle.

E non ci sarà alcun meccanismo di autoconservazione della specie che può sopravvivere al vuoto di voto.