La sentenza di condanna emessa ieri dalla Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo nei confronti dell’Italia per la pessima gestione della crisi dei rifiuti è simbolica (ovvero non produrrà pene di tipo pecuniario) ma estremamente significativa, in quanto afferma il diritto dei cittadini europei a vivere in un ambiente sano e impone contestualmente alle autorità statali una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti.

Mi chiedo se questa condanna, di fatto, non rappresenti indirettamente una sorta di pietra tombale giurisprudenziale su vent’anni di politiche italiane dei rifiuti basate sull’incenerimento degli stessi attraverso impianti (inquinanti e dannosi per la salute) costruiti con i contributi versati dai cittadini italiani tramite la scandalosa truffa dei Cip6 e sulle discariche. L’attuale sistema, oltre ad aver causato gravissimi danni alla salute e al benessere dei cittadini, ha favorito i gruppi di potere e ingrassato le tasche della criminalità organizzata. Il fenomeno dello smaltimento illegale di rifiuti tossici (principale attività delle ecomafie) è infatti ogni giorno più diffuso, soprattutto (ma non solo) in regioni difficili come Campania e Sicilia.

Non è esistita finora una concreta attenzione politica rispetto a forme avanzate di raccolta differenziata e rispetto all’incentivo delle pratiche di riuso e dello sviluppo delle tecniche di riciclo dei materiali. Totale è stato il disinteresse verso tutte quelle azioni di tipo preventivo che mirano a ridurre a monte la produzione di rifiuti. Quelle straordinarie realtà che esistono pure in Italia sono il frutto dell’impegno civico di cittadini, associazioni e di qualche amministrazione locale particolarmente illuminata.

L’alternativa, che prevede innanzitutto la cessazione dell’incenerimento e la strutturazione di un sistema di raccolta differenziata che ottimizzi la qualità del materiale da riciclare diminuendo la quantità dei rifiuti prodotti, si chiama “strategia rifiuti zero” ed è già stata adottata, con successo, in diversi paesi del mondo. La politica italiana su questo fondamentale tema è silente o ipocrita. Ci vogliono provvedimenti nazionali forti, finalizzati a incoraggiare e premiare i percorsi virtuosi di imprese e amministrazioni pubbliche e a disincentivare la sovrapproduzione di rifiuti (basti pensare agli imballaggi). Forse si dovrebbe smettere di pensare che la politica “forte” sia quella che militarizza cantieri, impianti e discariche. Una politica forte è quella che pone al centro del proprio interesse i cittadini (non le lobby, non le mafie, non i colletti bianchi corrotti e collusi). La Corte di Strasburgo, in fondo, ci dice anche questo.