L’avvocato Errico di Lorenzo è di Somma Vesuviana, ha 69 anni e ha diviso la carriera professionale tra l’esercizio forense e la magistratura. Quattro anni fa, con l’esplodere dell’ennesima catastrofica emergenza rifiuti in Campania, avvenuta a cavallo tra il 2007 e il 2008 (che coincise con la crisi e la caduta del governo Prodi), decise che non si poteva più fare finta di niente e bisognava agire. Radunò una quindicina di amici di Somma Vesuviana e preparò il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, firmato nella doppia veste di cittadino-parte lesa e di legale. I giudici gli hanno dato ragione. Ci fu un danno esistenziale, provocato dall’incapacità di garantire l’ordinario smaltimento della spazzatura.

“Non è vero che la sentenza è lieve perché non ha riconosciuto indennizzi – spiega di Lorenzo a ilfattoquotidiano.it – la Corte ha emesso una pronuncia ‘sovraordinaria’, alla quale la magistratura italiana dovrà adeguarsi, fissando un congruo risarcimento per i miei assistiti. E non solo per loro, ma per tutti i cittadini campani che intenderanno rivolgersi ai giudici”. Una sentenza ‘apripista’, che potrebbe spalancare le porte di nuove azioni collettive. A condizione che i ricorrenti riescano a dimostrare di aver sofferto le conseguenze di quelle devastanti crisi sviluppatesi tra il 1994 e il 2009. Ma cosa significa in concreto ‘danno esistenziale’? “Ogni mattina – risponde di Lorenzo – ci svegliavamo con le strade inondate dai rifiuti, e ci sentivamo vittime di un torto. La nostra quotidianità, i nostri ritmi, ne hanno profondamente risentito. E non solo a Somma Vesuviana. Ho fatto politica, ho organizzato iniziative elettorali a Napoli durante quell’emergenza. Ricordo che in via Roma i sacchetti neri avevano raggiunto dimensioni colossali. Mi chiesi se fosse possibile per i residenti continuare a vivere in quel modo, si era toccato il fondo”. La Corte di Strasburgo ha però stabilito che le emergenze rifiuti non hanno provocato un danno alla salute. “La sentenza non mi è stata notificata, so solo quel che apprendo dalle anticipazioni di agenzia. Ma questa parte del provvedimento mi sorprende: abbiamo prodotto una mole notevole di studi scientifici sull’incremento dei tumori al fegato nel ‘triangolo della morte’ del comprensorio di Acerra, voglio capire perché i giudici non hanno riconosciuto la lesione alla salute. Sicuramente – conclude l’avvocato – ricorreremo in appello su questo punto”.