Le immagini dei solenni funerali di Kim Jong-Il mi hanno fatto venire in mente il testo di Dress sexy at my funeral, del cantautore statunitense Bill Callahan/Smog. Probabilmente il 99% dei nordcoreani ignora l’esistenza di questa canzone che parla di mogli vestite in modo seducente durante la sepoltura del marito, di bisbigli nell’orecchio dei ministri, di fuochi d’artificio, di attese prima di poter parlare alla folla.

In tre ore il corteo funebre ha percorso 40 chilometri, una maratona che ha attraversato tutta Pyongyang, prima di fare ritorno al punto di partenza, Palazzo Kumsusan, il poderoso mausoleo in cui dal 1994 riposano i resti mortali di Kim Il-Sung, il Grande Leader, padre e predecessore dello scomparso, nonché fondatore del regime più kitch e nichilista del mondo.

Fra le immagini della folla in divisa, la tv di stato nordcoreana si è soffermata su quella del gigante buono delle forze armate, una delizia quasi natalizia per gli spettatori di tutto il mondo. Un omaggio non voluto a Fezzik, l’André the Giant de La storia fantastica e a Karl/Matthew McGrory de Big Fish – Le storie di una vita incredibile. La cerimonia, per tornare ai fuochi d’artificio evocati da Smog, è stata chiusa con 21 salve di cannone.

Anche gli uomini e le donne (con proporzioni normali) in lacrime, protagonisti di un’isteria collettiva al contempo forzata, autentica, ingenua, triste, allegra, obbligata, rimandano a un immaginario pop che vede la sua più alta rappresentazione nelle migliaia di ragazzine occidentali che gridavano e piangevano durante i concerti dei Beatles o mentre passava il corteo che avrebbe portato i quattro di Liverpool dall’aeroporto all’albergo, o dall’albergo allo stadio.

Del resto, Kim Jong-Il era un grande estimatore dello Spettacolo, in particolare della Settima Arte. Ha scritto diversi saggi sull’argomento, nel 2006 ha partecipato alla produzione del film Il diario di una giovane studentessa, la cui trama è coerente con la filosofia Juche. Possedeva più di 20.000 videocassette, tra i suoi film preferiti compaiono gli occidentalissimi Venerdì 13 e Rambo, oltre ad aver avuto una vera passione per l’attrice Elizabeth Taylor.

Nel 1978 compì il suo capolavoro artistico quando, su suo ordine, i servizi segreti nordcoreani rapirono il regista sudcoreano Shin Sang-ok e sua moglie, l’attrice Choi Eun-Hee, al fine di costruire un’industria cinematografica della Corea del Nord.

Ma Kim Jong-Il, l’uomo delle agiografie pop, il creativo del 38° parallelo, se n’è andato, sostituito dal terzogenito Kim Jong-un, probabilmente preferito ai due fratelli per la sua incredibile somiglianza con il nonno, padre della patria e icona imposta a un intero popolo.

Kim Jong-un, impacciato, goffo e giovane Comandante Militare Supremo, nel discorso di capodanno, ha ignorato di parlare delle riforme economiche e del rapporto con la Corea del Sud, producendosi in un lungo monologo sulle epurazioni politiche per eliminare ogni forma di dissenso sia nel partito che nell’esercito. Una grande prova attoriale applaudita dagli spettatori, per lo più in divisa, che ha confermato che il nuovo leader proviene dalla stessa scuola di recitazione dei suoi predecessori.

In realtà, rispetto al padre e al nonno, Kim Jong-un possiede doti e particolarità di ultima generazione: sa parlare correttamente inglese, francese, tedesco, italiano, cinese, giapponese e russo, ha studiato in Svizzera, è un grande appassionato dei Chicago Bulls e di videogiochi elettronici. Tutte caratteristiche utili per traghettare la nazione verso un isolazionismo globalizzato da nuovo millenio.

Secondo il quotidiano giapponese Asahai Shimbun già oggi, a Pyongyang, stanno iniziando a circolare DVD provenienti dalla Cina, il numero dei telefoni cellulari ha già raggiunto quota un milione e molti teenagers si vestono imitando gli attori patinati delle serie televisive sudcoreane e giapponesi. Cambiamenti epocali, di facciata, come solo una buona società pop dello spettacolo sa produrre.

“Dress sexy at my funeral my good wife/And when it comes your turn to speak before the crowd/ Tell them about the time we did it/ On the beach with fireworks above us…”