Mettiamola così. Il sottosegretario Malinconico restituisca e devolva in beneficenza i circa 20 mila euro versati “a sua insaputa” dall’imprenditore Piscicelli per il suo soggiorno nell’hotel a cinque stelle dell’Argentario e altro ancora. Quanto al ministro Patroni Griffi pubblichi a cura della Funzione pubblica una interessante guida dal titolo: “Come acquistare un appartamento di 109 metri quadrati con vista mozzafiato sul Colosseo alla modica cifra di 178 mila euro e vivere felici”.

Meglio sorridere e pensare che solo per una sfortunata coincidenza (unita all’implacabile lavoro del nostro Marco Lillo) due illustri personaggi, uno dopo l’altro, si vedono costretti a dare delle spiegazioni su aspetti non esattamente in linea con l’immagine sobria e rigorosa del governo di cui fanno parte. Non serve chiarire per l’ennesima volta ciò che ormai gli italiani hanno ben compreso: che cioè il prestigio personale di Mario Monti è fuori discussione, così come le sue capacità e il suo impegno che speriamo facciano uscire presto il Paese dal disastro in cui Berlusconi e i suoi degni accoliti lo hanno cacciato. Ma quando, nella Reggio Emilia che festeggia il Tricolore, il premier dice che i sacrifici chiesti ai cittadini sono inammissibili se poi c’è chi evade le tasse, afferma solennemente l’inscindibile legame tra etica e buona politica. Un principio che, a maggior ragione, dovrebbe valere per chi sta più in alto.

Di un governo trasparente parlò Monti nell’annunciare la manovra “lacrime e sangue”. La decisione di rendere pubblici redditi, posizioni patrimoniali e relazioni con gruppi di potere di tutti i ministri e sottosegretari risponde a una sacrosanta esigenza: far sì che, nel trangugiare la medicina amara dei tagli e delle tasse, ciascuno sappia che davanti al bene pubblico nessuno può essere più uguale degli altri (come per troppo tempo è avvenuto). A quanto si sa, per ora, solo il sottosegretario alla presidenza Catricalà ha ritenuto di depositare presso il Senato e l’Antitrust le proprie dichiarazioni patrimoniali. Ma a questo punto, davanti a episodi imbarazzanti che lasciano intravedere inaccettabili favori e privilegi, occorre che la proclamata trasparenza sia la più completa e immediata.

Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2012