L'assessore regionale della Regione Puglia Fabiano Amati

Arriva gennaio ed aumenta il costo dell’acqua. In Puglia, ormai, l’appuntamento è fisso. Per il 2012 il rincaro previsto è del 3,9 per cento. Dagli 1,5454 euro per metro cubo di tariffa media dell’inizio 2011 si passa agli 1,6063 di quest’anno. Un incremento previsto dall’assemblea dei sindaci, organo del consorzio Ato Puglia, competente nel determinare le tariffe del servizio idrico. Una decisione presa già dal 2009, contro la quale nulla hanno potuto i risultati delle consultazioni referendarie dello scorso giugno, pur caldeggiati fortemente dallo staff del presidente Nichi Vendola.

“Dal 2015 al 2018 sono previste riduzioni”, assicura Fabiano Amati, assessore regionale alle Opere Pubbliche. Proprio 2018 scadrà la concessione del servizio idrico in favore di Acquedotto Pugliese spa. Società il cui pacchetto azionario è detenuto totalmente dalla Regione Puglia da quando, lo scorso giugno, Vendola annunciò l’acquisizione delle quote che fino ad allora appartenevano alla Regione Basilicata. Circostanza quella, in cui il presidente approfittò per ribadire il “risultato di bilancio straordinario” corredato dai “37 milioni di utili” realizzati da Aqp.

Ma allora perché intervenire sulle tariffe al pubblico? “Per far fronte agli investimenti previsti dal Piano d’Ambito” ha spiegato Amati. “Il piano – ha proseguito – prevede un miliardo e 500 milioni. Un miliardo va in tariffa e i 500 milioni sono contributi della Regione. Quel miliardo di investimenti prevede l’ampliamento delle reti idriche e si ottiene con mutui presso le banche. Le rate poi si pagano su un X garantito dalla tariffa”. Insomma, “senza quei 37 milioni di utili che si sommano agli investimenti, ci sarebbero stati dei rincari ulteriori. Se i sindaci abbassassero la tariffa, dovrebbero diminuire gli investimenti”.

E poi c’è la questione dell’aumento del 7 per cento per la remunerazione del capitale investito. Disposizione abolita dal referendum. “Quel 7 per cento – ha spiegato l’assessore – per noi è un costo e ci serve per pagare un bond, che noi abbiamo rinegoziato poco prima che saltasse General Motors, scongiurando il fallimento di Aqp. Questa transazione prevedeva il pagamento di un 7 per cento annuo e per noi c’è stata la coincidenza con il 7 per cento di remunerazione del capitale investito”. L’assessore respinge quindi l’accusa di non rispettare l’esito referendario giunta anche dalle colonne del quotidiano Libero, in un articolo nel quale Antonio Cantoro ironizza sulla sostanziale corrispondenza tra il costo di un metro cubo di acqua e quello di un litro di benzina.

La risposta di Amati non si è fatta attendere e poche ore dopo è apparsa anche sul sito ufficiale della Regione Puglia, per poi essere rimossa. “Cantoro – si legge sulla stessa – finge conoscenza ma in realtà cazzeggia a fini di lotta politica”. Toni evidentemente poco idonei ad essere trasmessi in un canale di comunicazione istituzionale e forse proprio per tale ragione il comunicato è stato successivamente eliminato dall’archivio di PressRegione.

Intanto la giunta Vendola spera di poter ripubblicizzare presto l’Acquedotto Pugliese spa, proprio come previsto da una legge regionale approvata lo scorso giugno ma impugnata dall’allora ministro Raffaele Fitto dinanzi alla Corte Costituzionale. Stando alle disposizioni contenute nella stessa, il consiglio regionale avrebbe dovuto già approvare lo statuto della nuova società pubblica Acquedotto Pugliese, e quest’ultima avrebbe già dovuto avviare la gestione del servizio (prevista entro centottanta giorni dopo l’entrata in vigore della legge).

I ritardi negli adempimenti sarebbero dovuti alle conseguenze che potrebbe avere un’eventuale accoglimento da parte della Consulta dell’eccezione di costituzionalità mossa dal governo Berlusconi. “Se facciamo la trasformazione – ha raccontato in tal proposito Amati – e poi interviene la sentenza della Corte, l’azienda subirà una fibrillazione. Siccome l’azienda prende soldi dai mutui, potrebbe abbassarsi il rating e potrebbero esserci delle brutte sorprese sui mutui, a scapito dei cittadini. E’ prudente attendere la pronuncia della Consulta che aspettiamo entro la fine dell’inverno”. Certo, poco confortanti sono le notizie apparse sulle cronache nazionali circa un possibile nuovo intervento normativo promosso dal ministro Corrado Passera e volto alla liberalizzazione del servizio idrico.