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Cile, Piñera riscrive i libri di storia “Quella di Pinochet non fu dittatura”

Il primo presidente di destra dalla caduta del regime vuole revisionare la storia recente del paese latinoamericano. Nei libri di scuola, il Generale non sarà più ricordato come un dittatore, ma come colui che ha guidato un “governo militare”

In Cile la parola “dittatura” è sparita dai libri della scuola dell’obbligo. E i governi Pinochet diventano innocenti governi militari. Ritocco annunciato. Piñera, primo presidente della destra dalla caduta del generale, è cresciuto in una famiglia al servizio della dittatura. Fratello ministro dell’Economia addottorato alla scuola di Chicago’s Boys il cui liberismo selvaggio ha pietrificato la Santiago del dopo Allende. È rimasto fedele al generale fino al penultimo giorno proprio come il ministro della Cultura detronizzato l’estate scorsa dalla rivolta degli studenti guidati da una bella ragazza dagli occhi verdi: Camila Vallejo. Per due anni ha occupato le piazze contro la privatrizzazione dell’insegnamento disegnata da Joaquín Lavín, consigliere economico di Pinochet, già sindaco della Santiago dei notabili con l’orgoglio dell’appartenenza all’Opus Dei.

Non accettava che il suo generale tanto amato e i parenti e gli amici in divisa fossero finiti negli zoo dei dittatori. Ecco il lungo avvicinamento alle parole da sfumare. La generazione che Piñera e il suo governo sconsolatamente definiscono perduta, ha invece studiato la storia sui testi rinnovati dal presidente Lagos dieci anni fa. Sa bene cosa è successo e ha imparato a non fidarsi dei potenti impegnati ad addormentare le future generazioni così come Pinochet aveva addormentato le generazioni prima. Nei 27 anni segnati dalla sua autorità, la Storia del Cile, testo per le scuole primarie, edizione Zig Zag dell’Università Cattolica ha accompagnato con 37 edizioni, un milione di copie, gli allievi sui banchi fino a 14 anni.

L’autore Salterio Millar scrive con tono amabile che “ogni avvenimento viene evidenziato” in modo “da far discendere un insegnamento morale”. Per capire quale morale: ecco come ricorda la morte di Allende: “La sua gestione politica aveva portato il paese a una grave crisi istituzionale. La maggior parte della gente e della stampa chiedeva al governo di tornare a casa per impedire l’avvento di una società socialista. Disordine e violenze avevano superato limiti accettabili. Questa era la situazione quando l’ 11 settembre 1973 le forze armate e i carabinieri per impedire gli scontri sanguinosi di una possibile guerra civile, hanno deciso di assumere il governo del Paese chiedendo al presidente Allende di andarsene. Allende non si è fidato delle garanzie personali che gli erano state offerte. Ha preferito suicidarsi nel palazzo della Moneda”.

Fino al 2004 era il testo sul quale i ragazzi continuavano a preparare gli esami fino a quando il governo Lagos (primo socialista dopo Allende a tornare alla Moneda) ha distribuito una “storia” meno reticente e con tutte le verità. Più coltivata nelle analisi e confortata da numeri e statistiche, era la Nuova storia del Cile, manuale universitario sempre pubblicato dall’Università Cattolica, la più importante del Paese dopo che Pinochet aveva disgregato ogni istituto pubblico. Il testo per nuovi laureati faceva capire con quali idee la classe dirigente veniva preparata ad affrontare la vita. 574 pagine, fitte, fitte, allargavano le stesse parole del testo dedicato ai ragazzi. Rottura sociale e fallimento politico del governo Allende. La chiesa prova a mediare ma non ce la fa. Presidente Allende che si toglie la vita e giunta militare che “assume il potere per rimettere in vigore le libertà istituzionali, far funzionare una giustizia corretta e salvare la popolazione dal totalitarismo marxista-leninista”. Poi Pinochet diventa presidente e “viene autorizzato a concentrare provvisoriamente un certo numero di poteri. Ma a differenza dei regimi totalitari di carattere fascista e comunista, i militari seguivano un impegno molto chiaro: eliminare le cause che avevano contribuito alla decadenza e alla disgregazione sociale”. È la sola volta che viene usato il verbo “eliminare”, parlando di cause che volevano dire migliaia di persone.

È la cultura sulla quale si è formata la nuova classe dirigente. Ma l’arresto di Pinochet e l’invasione televisiva di Cnn, Cbs e altre catene americane con programmi in lingua spagnola, hanno riscritto la storia. I giovani cileni scoprono le realtà nascoste e ne sono disorientati. Ma 8 anni di informazioni corrette crescono una società dalle idee chiare, ragazzi guidati da una leader che scuote le piazze contro ogni ipocrisia. L’altro ieri le agenzie che misurano la popolarità dei protagonisti abbassano Piñera al 34 %, mai tanto male un presidente negli ultimi 10 anni. Meglio Michelle Bachelet, ex capo dello Stato, di centrosinistra: 50; ma la sorpresa è Camila Vallejo: 44, la ragazza più amata del Paese (anche se ha perduto la guida degli studenti). L’impressione è che dopo le prossime elezioni la parola “dittatura” ritornerà ad accompagnare Pinochet sui libri di scuola.

Dal Fatto Quotidiano del 7 gennaio 2012