Carlo Gervasoni con i suoi legali

Non solo calciatori. Nel giro di scommesse illegali e di partite truccate ci sarebbero anche alcuni dirigenti. E’ quanto emerso dall’interrogatorio del 27 dicembre scorso, quello in cui l’ex difensore del Piacenza, Carlo Gervasoni – personaggio chiave nell’inchiesta della Procura di Cremona -, rispondendo alle domande del pm Roberto di Martino, ha fatto i nomi di oltre 40 giocatori di Serie A, B e di Lega Pro, tutti coinvolti a vario titolo nel sistema delle combine. Ma non solo. Nella manipolazione dei match, per Gervasoni un ruolo determinante l’avrebbero avuto anche i vertici societari di alcune squadre. Il riferimento è alla gara di serie cadetta tra Piacenza e Albinoleffe del 20 dicembre 2010. Per raccontare l’accaduto, l’ex centrale della compagine romagnola ha riportato le parole di un suo compagno di squadra, il portiere Mario Cassano. “Mi disse che l’incontro era stato combinato dalle due dirigenze” ha rivelato Gervasoni, il quale ha aggiunto che secondo l’estremo difensore (ancora oggi al Piacenza, ndr) sull’accordo illegale “erano d’accordo sia i giocatori che le società, tant’è che lo stesso (Cassano, ndr) scommise una certa cifra tramite Zamperini, mentre anche i fratelli Cossato (Michele e Federico, entrambi attaccanti non più in attività, ndr) mi riferivano di avere a loro volta scommesso una somma di denaro dopo aver ricevuto conferme dell’avvenuta manipolazione della partita grazie a Rickler e Passoni“.

Accuse gravi quelle di Gervasoni, che oltretutto non si è limitato a tirare in ballo esponenti dei vertici societari di Piacenza e Albinoleffe. La sua ricostruzione, infatti, ha coinvolto anche il Mantova e, in particolare, il direttore sportivo della stagione 2008-2009 Giuseppe Magalini (il suo nome non è iscritto nel registro degli indagati). La gara in questione è quella del campionato di Serie B 2008/2009 tra Piacenza e Mantova, il metodo della ricostruzione è sempre lo stesso: dichiarazioni de relato. Gervasoni ha riportato ancora una volta le parole di Mario Cassano. “Il Mantova si trovava in cattive acque – ha detto il difensore ricordando le parole del portiere -, il Piacenza invece era in una situazione di tranquillità. Il giocatore del Mantova Passoni, essendo in contatto con alcuni elementi del Piacenza, chiese di comprare la vittoria. Sempre secondo Cassano, nell’occasione Passoni agì per conto del Mantova, in particolare del direttore sportivo Magalini. Ricordo che il Mantova vinse e che, sempre secondo Cassano, vennero versati dei soldi a giocatori dei quali non so indicare il nome”.

Su quanto affermato da Gervasoni gli inquirenti stanno cercando conferme, riscontri e nuovi scenari. Intanto, però, l’ex ds di Mantova e Cremonese (il suo nome era dato in pole anche per la poltrona di direttore sportivo del Bologna) ha già preannunciato querela nei confronti dell’ex difensore, che nel suo interrogatorio ha messo nero su bianco un’altra questione non di poco conto. Se le parole di Gervasoni fossero vere, infatti, verrebbe svelato anche un altro sistema di manipolazione indiretta delle gare, ovvero quello del ‘premio a vincere‘. In pratica, c’è una squadra che paga un’altra per impegnarsi al massimo contro un diretto concorrente di chi promette soldi. In tal senso, l’ex centrale ha parlato di versamenti sospetti da parte di Lecce e Padova.

Per quanto riguarda i salentini, il riferimento è al campionato cadetto 2007/2008. “Lei richiede se abbia altre indicazioni di coinvolgimente della squadra del Lecce – è quanto rivelato il 27 dicembre da Gervasoni al pm di Martino – Posso dire soltanto che qualcuno mi riferì che il Lecce avrebbe dato dei soldi all’Ascoli perché giocassero alla morte contro l’Albinoleffe”. Identico il quadro prospettato per Mantova-Modena della Serie B 2009/2010: in questo caso, però, a essere tirato in ballo è il Padova. “Ho appreso da Rickler – ha detto Gervasoni – che in occasione del campionato 2009/2010 di Serie B, nella partita Mantova-Modena, terminata con il risultato di 1 a 1, la squadra ospite prese una somma di denaro da parte del Padova al fine di non perdere la partita”.

Accuse tutte da verificare, ma che se trovassero riscontri porrebbero seri dubbi sulla regolarità dei campionati cadetti delle ultime quattro, cinque stagioni. Nel frattempo, proseguono le indagini non solo della Procura di Cremona, ma anche di quelli di Bari e Napoli. Nel capoluogo pugliese, il procuratore capo Antonio Laudati sta facendo chiarezza sul presunto riciclaggio di denaro sporco del clan malavitoso dei Parisi (famiglia egemone della mala barese) attraverso alcuni giocatori della squadra biancorossa (peraltro tirata pesantemente in ballo dalle parole di Gervasoni al pm di Martino). A Napoli, invece, la procura è all’opera per scandagliare i collegamenti tra camorra, scommesse clandestine e calciatori azzurri del presidente De Laurentiis. Per quest’ultimo filone, è degli ultimi giorni la notizia – rivelata da Panorama – delle intercettazioni telefoniche sulle utenze di Mascara, Paolo Cannavaro e Gianello. Dei tre calciatori, solo il portiere figura nel registro degli indagati. Insomma, il cancro delle puntate clandestine con cabina di regia asiatica e appoggio criminale made in Italy ha metastasi ancora sconosciute. Sia per gli inquirenti che per i milioni di appassionati italiani.

Il giro d’affari avrebbe proporzioni da far impallidire. In tal senso, significative le parole di Chris Eaton, capo della sicurezza della Fifa, che in un’intervista al sito FIFA.com sul problema delle combine nel mondo dello sport – e in particolare nel calcio – ha riportato numeri sconvolgenti. “E’ un movimento difficile da quantificare con certezza – ha spiegato Eaton – ma è possibile misurarlo dal punto di vista del profitto. In Italia, ad esempio, si registrano scommesse per 4,2 miliardi di euro all’anno, e di queste il 92 per cento è sul calcio. Di questa cifra però, secondo quanto ritengono le autorità italiane, solo il 30 per cento passa dai canali autorizzati. Questo significa che il restante 70 per cento di flussi di scommesse è indirizzato su bookmaker non regolamentati o non registrati, e di conseguenza il gioco d’azzardo sul calcio, in Italia, complessivamente muove circa 12 miliardi all’anno”. Un affare troppo grosso per non stimolare l’appetito delle organizzazioni criminali e, purtroppo, la complicità di un ambiente, quello dei calciatori, che più vanno avanti le inchieste più si dimostra marcio.