Domenica sera Fabio Fazio ospiterà Monti, sarà sicuramente una intervista da seguire, ma dal punto di vista mediatico e simbolico sarà da non perdere anche la puntata del sabato che vedrá, tra gli ospiti, Michele Santoro che ritorna così, grazie a Fazio e al direttore di Raitre Di Bella, sugli schermi del servizio pubblico.

I mazzieri di regime del polo Raiset già annunciano fuoco e fiamme per il ritorno di Santoro, “non possiamo mica fare un favore alla concorrenza” ha già esclamato uno di questi della banda dello “zampone e lenticchie”. Pensate un pò hanno il coraggio di parlare di ” favore alla concorrenza”, proprio quelli che lo hanno costretto alle dimissioni. Quelli che, ad ogni puntata, chiedevano la testa sua e quella dei vari Travaglio, Vauro, Ruotolo, Formigli…
Quelli che non lo hanno difeso quando i giudici di Trani hanno reso noto l’elenco degli epurandi predisposto da Berlusconi…

Quelli che hanno messo fuori anche la Guzzanti, la Dandini, Saviano, e che avrebbero giá messo fuori anche la Gabanelli, Floris, tutta Raitre e Rainews, se non fosse caduto prima il governo delle liste di proscrizione…

Quelli che, infine, hanno coccolato, promosso, difeso persino quei dirigenti e quei giornalisti beccati  ad aggiustare per telefono i palinsesti e le scelte strategiche della Rai con… gli amici di Mediaset…Pensate cosa avrebbe fatto a costoro quel Marchionne che a lor signori piace solo quando licenzia gli operai della Fiom..

Questi hanno fatto favori alla concorrenza e che favori! Hanno servito Dio e Mammona, per usare una citazione biblica. Non ci rompano le scatole ancora e ci facciano vedere in pace Santoro da Fazio, nella speranza di poter rivedere lui e gli altri anche sugli schermi del servizio pubblico, magari su Raiuno, magari in prima serata, magari con Carlo Freccero alla direzione della rete.

La Rai tornerà ad essere una normale impresa quando gli espulsi, tutti anche i volti meno noti, potranno liberamente scegliere se tornare alla Rai, oppure altrettanto liberamente  decidere di restare o  di andare altrove, senza che nessun presidente del consiglio o nessun politico decida al posto loro.