Era la notte di San Silvestro e nella piazza di Ozzano, in provincia di Bologna, bruciava il vecchione col volto e la bandana dell’ex premier Silvio Berlusconi. In questi giorni è arrivato alla procura di Bologna un esposto presentato dai consiglieri comunali del Pdl di Ozzano, e i magistrati di piazza Trento Trieste hanno aperto come atto dovuto un fascicolo conoscitivo, senza quindi indagati né ipotesi di reato.

Nel documento i consiglieri Pdl chiedono all’autorità giudiziaria di fare accertamenti sulla vicenda, ipotizzando il reato di istigazione alla violenza. All’esposto, inoltre, è stata allegata anche una fotografia del vecchione rappresentate Berlusconi, prima che venisse bendato e poi bruciato.

Quella sera del 31 dicembre era tutto pronto per bruciare il classico pupazzone in piazza. Poi, però, qualcuno si è accorto che la faccia del vecchione somigliava a quella di Silvio Berlusconi. E così le operazioni ufficiali si sono fermate e hanno portato ad un affrettato e rapido maquillage. Sarebbero stati proprio i consiglieri comunali del Pdl, che hanno poi chiamato i carabinieri, ad accorgersi che quel grande pupazzo aveva il volto simile a quello del loro leader. E così la pro loco di Ozzano, invitata dall’Arma, ha optato per una benda sul viso, con carta e scotch. Per chi è riuscito a sbirciarlo prima dell’affrettato camuffamento, pareva essere stato fatto ad arte con tanto di storica bandana.

Quella del vecchione è una tradizione che in molte piazze dell’Emilia Romagna si rinnova da centinaia d’anni per esorcizzare l’anno che se ne va e inaugurare positivamente quello che viene. Ma questa volta ad Ozzano ha fatto innervosire parecchie persone, soprattutto politici. “Quando sono stato informato di ciò che stava accadendo non potevo credere alle mie orecchie, credo comunque che ci siano gli estremi per un reato”, aveva dichiarato il consigliere regionale Galeazzo Bignami. In linea con lui il coordinatore Alberto Vecchi, secondo il quale si tratta di una strumentalizzazione della festa del Capodanno “per fare propaganda politica con l’ennesimo attacco all’ex presidente del consiglio. E’ inqualificabile, spero che chi amministra il paese chieda scusa ai cittadini”. E poi un’interpellanza in Parlamento del deputato Garagnani, che ha parlato di una “concezione eversiva che ha la sinistra a Bologna contro i propri avversari politici, ma anche la disinvolta commistione fra ruolo delle istituzioni e rappresentanza politica”. Il parlamentare ha così chiesto al governo di richiamare all’ordine il sindaco di Ozzano Loretta Masotti ed ha sollecitato un intervento del prefetto.

Così i consiglieri del Pdl sono passati ai fatti, consegnando un esposto ai magistrati bolognesi, che hanno aperto come atto dovuto un fascicolo conoscitivo. Il sindaco di Ozzano Masotti del Partito Democratico, aveva cercato, invece, di gettare acqua sul fuoco: “L’intento non mi è sembrato fosse quello di offendere l’ex premier. E’ stato semplicemente considerato un simbolo di un anno che si è chiuso e che lo ha visto protagonista. Un anno che verrà ricordato dagli italiani per la crisi economica, i tagli, le tasse e lo spread. L’ex governo di Berlusconi qualche colpa l’avrà avuta o no?”. Mentre il Partito Democratico locale ha definito l’episodio “spiacevole e discutibile, ma che non voleva arrecare offesa a nessuno, una goliardata. Ci ha sconcertato molto invece il dispiegamento di forze che il Pdl ha messo in piedi per contrastare questo evento, ci viene da pensare che, evidentemente, siano a corto di argomenti, se utilizzano questi mezzi per attaccare l’Amministrazione e di conseguenza il Partito che la rappresenta. Ribadiamo il sostegno all’Amministrazione comunale, estranea all’accaduto”.

Il presidente della pro loco ozzanese, il 65enne Aldo Gori, aveva parlato di un gesto simbolico e privo di qualsivoglia violenta provocazione: “Qualcuno di poca ironia si è recato in caserma per protestare. I carabinieri mi hanno così consigliato di evitare inutili attriti coprendo il viso di Berlusconi con dei fogli di giornale. Mentre compivo il gesto, i militari mi tenevano la scala. Abbiamo solo lasciato la bandana per non dover rifare tutto”.