I ministri Annamaria Cancellieri e Andrea Riccardi

Ripensare la tassa sul permesso di soggiorno degli immigrati. E’ quanto annunciato dai ministri dell’Interno, Annamaria Cancellieri, e della Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi. In una nota congiunta, i due ministri hanno spiegato che a breve sarà avviata “un’approfondita riflessione e attenta valutazione” sull’imposta per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia, contributo previsto dal decreto legge del 6 ottobre 2011, che entrerà in vigore dal 30 gennaio. “In un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese – hanno scritto i ministri – c’è da verificare se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare”.

La nota di Cancellieri e Riccardi è arrivata a stretto giro di posta dalla presa di posizione dell’Inca Cgil, con il presidente Morena Piccinini che ha definito “un’ingiusta vessazione l’aumento dei costi per il rinnovo dei permessi di soggiorno”, esprimendo “grande preoccupazione e forte dissenso”. In merito all’entrata in vigore della sovrattassa da 80 a 200 euro per i permessi, per la responsabile del patronato Cgil “il provvedimento che istituisce il contributo, sopravvissuto al cambio di governo, aumenta in misura esponenziale i costi che sostengono i lavoratori stranieri e le loro famiglie che già contribuiscono con il loro lavoro, le imposte e i contributi al fabbisogno economico del paese”. Secondo Piccinini, inoltre, “l’incremento di quanto dovuto per i permessi è la continuazione di un processo di produzione di ingiuste vessazioni nei confronti dei lavoratori migranti che ha origine nel precedente governo. Vi si aggiunge ora la beffa, tramite il finanziamento del fondo rimpatri, di far ricadere su chi è in regola i costi della lotta alla immigrazione irregolare. Altrettanto incredibile – ha detto – è l’intenzione di alimentare con queste risorse la macchina amministrativa: questa non è mai stata messa, intenzionalmente, nelle condizioni di essere efficiente per il rispetto dei tempi previsti dalle normative per il rilascio e rinnovo dei documenti utili al soggiorno e al lavoro in Italia”.

Esposta la tesi, la presidenza dell’Inca – sottolineando che il settore in questione “necessita di una profonda manutenzione per renderlo coerente con il fenomeno delle migrazioni ormai strutturale nella nostra epoca” – ha chiesto una veloce modifica ai ministri dell’Interno e della Cooperazione internazionale, affinché “si attivino per un incontro con le parti sociali e con i Patronati” per discutere sulle tematiche delle procedure di ingresso e della integrazione dei cittadini stranieri.

Dopo la risposta dei due ministri, però, è subito arrivata la reazione contraria della Lega Nord a ogni possibile passo indietro. Il vicepresidente dei senatori del Carroccio, Sandro Mazzatorta, infatti ha annunciato che la Lega vigilerà “affinché il governo Monti non elimini il contributo richiesto ai richiedenti il permesso di soggiorno, un contributo dovuto vista la mole di lavoro amministrativo che la pubblica amministrazione deve fare per rilasciare il titolo di soggiorno o per rinnovarlo”.

Mazzatorta, poi, ha paragonato la situazione italiana a quella di altri stati esteri, evidenziando che in altri Paesi non solo europei “il contributo richiesto agli extracomunitari per il rilascio dei permessi di soggiorno è ben superiore al contributo richiesto in forza del decreto del ministro Tremonti e del ministro Maroni“. In Francia, per esempio, “il rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro costa all’extracomunitario oltre 1600 euro” ha detto il vicepresidente dei senatori padani, che ha concluso con un mezzo avvertimento all’esecutivo: “Se il governo Monti modificasse questa norma – ha detto Mazzatorta – calerebbe definitivamente la maschera sulla volontà tutta politica di ribaltare i risultati in tema di politiche sull’immigrazione raggiunti dal governo scelto dagli elettori nel 2008 e la nostra reazione sarebbe adeguata”.

Di segno opposto la risposta del Partito Democratico. “Così come avevamo detto durante la nostra battaglia parlamentare si tratta di una tassa odiosa, frutto di una mania di persecuzione nei confronti degli immigrati – ha detto Livia Turco responsabile Forum immigrazione del Pd – Apprezziamo la volontà dei ministri di riconsiderare quella odiosa tassa, ma ribadiamo che l’unica soluzione veramente equa sarebbe la sua abolizione in modo da far pagare agli immigrati quello che pagano gli italiani per il disbrigo delle normali pratiche burocratiche”.