Se otto voti (nello Iowa) vi sembrano pochi, vi sbagliate. Certo, li avesse avuti di vantaggio Rick Santorum su Mitt Romney, sarebbero stati insignificanti. Ma li ha Romney su Santorum e, allora, pesano un sacco: significano che l’ex governatore del Massachussetts, mormone, fin dall’inizio battistrada nella corsa alla nomination repubblicana alla Casa Bianca, sa vincere anche sul terreno a lui più sfavorevole.

Romney, infatti, non solo ha tenuto, ma s’è imposto nel primo test che contava, i caucuses, cioè le assemblee, di questo Stato del MidWest rurale e tendenzialmente conservatore, dove religione e ‘valori’, come li intendono gli americani, contano. Dietro a lui, sia pure di otto voti soltanto, Santorum, ex senatore della Pennsylvania, e poi Ron Paul, un ‘libertario’ che qui sperava di fare meglio (ma che ha la stamina per arrivare fino in fondo).

In tutto, i voti espressi sono stati circa 120mila. Romney ne ha avuti 30015, Santorum 30007 (entrambi, un po’ più del 24,5%); Paul 26.219 (il 21,4%). Santorum, cattolico, conservatore, è sostenuto dalla destra evangelica, che, strada facendo, ha man mano bruciato i paladini suoi e del Tea Party.

Michele Bachman, deputata del Minnesota, ha preso poco più del 5%, Rick Perry, governatore del Texas, poco più del 10%. Newt Gingrich, uno zombie politico degli Anni Novanta, poco più del 13% (e potrebbe comunque sopravvivere). Il miliardario nero pizzaiolo Herman Cain s’era fatto da parte da solo affondato dalle accuse di molestie sessuali di sue ex dipendenti.

Martedì prossimo, il 10, le primarie nel New Hampshire saranno in un contesto politico e sociale totalmente diverso: New England, la regione più liberal e più europea degli Stati Uniti. Romney, lì, è favorito; Santorum dovrebbe, invece, essere in difficoltà. La Bachman e Perry potrebbero anche non arrivarci, così come l’altro mormone Jon Huntsman, che nello Iowa non è arrivato all’1%. Partita a tre, scrive il New York Times e tutta la stampa americana. O, forse, partita già vinta per Romney.