Dopo i 10 giorni di esercitazioni nello Stretto di Hormuz, ed il lancio di 4 missili a medio e lungo raggio, l’Iran minaccia gli Stati Uniti di chiudere lo stretto e di “agire” nel caso che le portaerei americane tornino nel Golfo Persico. E gli Stati Uniti, come pronta risposta, dichiarano che continueranno a dispiegare le loro navi da guerra nel Golfo. Lo ha detto il comandante Bill Speaks, un portavoce della Difesa Usa, alla Reuters.

Il capo dello stato maggiore interforze iraniano, generale Atahollah Salehi, ha ingiunto agli Stati Uniti di non far ritornare nel Golfo Persico le proprie portaerei, in particolare quella a propulsione nucleare ‘Uss John C. Stennis‘ che vi è stata di recente, e ha ammonito che la Repubblica Islamica “passera’ all’azione” qualora le cose andassero in senso opposto. “L’Iran non ripeterà il suo avvertimento”, ha tagliato corto Salehi, citato dall’agenzia di stampa ufficiale ‘Irna’. “La portaerei del nemico è stata trasferita nel Golfo di Oman a causa delle nostre esercitazioni”, ha proseguito, alludendo alle appena concluse manovre navali ‘Velayat 90’, durante le quali sono stati effettuati quattro test missilistici. “Io raccomando alla portaerei americana, e sottolineo, di non ritornare nel Golfo Persico”. In una separata dichiarazione a un’altra agenzia di stampa di Teheran, il generale ha ulteriormente rincarato la dose. “Avverto, raccomando e metto sull’avviso gli americani a proposito di un ritorno della loro portaerei nel Golfo Persico, perché non abbiamo l’abitudine di ripetere un avvertimento più di una volta”, ha messo in guardia, aggiungendo che qualora la ‘Uss John C. Stennis’ si ripresentasse, “agiremo”.

La portaerei Usa, accompagnata dall’incrociatore lancia-missili ‘Uss Mobile Bay’, aveva attraversato lo Stretto di Hormuz il 27 dicembre, proprio mentre la Repubblica Islamica si diceva pronta a chiuderlo, ed era poi tornata indietro per una missione di routine. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ramin Mehmanparast incontrando oggi i giornalisti a Teheran ha dichiarato:  “Il principale messaggio delle manovre di questi giorni nello Stretto di Hormuz era dimostrare che la sicurezza nella zona può essere ottenuto dagli Stati della regione senza alcuna interferenza straniera”. Ma gli Usa, per bocca del portavoce della difesa il comandante Bill Speaks comnuicano che torneranno nel Golfo perché “si tratta di movimenti regolarmente programmati e in accordo con i nostri impegni a lungo termine per la sicurezza e la stabilità della regione. La Marina militare opera in base alle convenzioni marittime internazionali per mantenere un costante stato di alta vigilanza per assicurare un continuo e sicuro flusso del traffico marittimo in acque fondamentali per il commercio globale”.

E sulle sanzioni previste dagli Stati Uniti contro le istituzioni finanziarie che avranno rapporti con la Banca centrale iraniana Mehmanparast ha dichiarato: “Il mondo non può semplicemente cancellare la quota iraniana delle esportazioni mondiali di petrolio e per questo noi non prendiamo seriamente queste sanzioni. Anche perché i Paesi occidentali sarebbero i primi a essere danneggiati dall’assenza di petrolio iraniano”. Intanto il ministro francese degli Esteri Alain Juppè ha chiesto sanzioni più forti contro Teheran, dopo aver detto di “non avere dubbi” sul fatto che l’Iran stia sviluppando armi nucleari. “L’Iran sta perseguendo lo sviluppo di armi nucleari. Non ho dubbi in proposito”, ha detto il ministro sottolineando che l’ultimo rapporto dell’Aiea, l’agenzia internazionale per l’energia atomica, è stato assai “esplicito”.