Da quando le sorti dell’Italia e dell’Europa sembrano affidate, in parte, ad economisti (in Grecia e Italia direttamente come primi ministri) mi sto chiedendo, da persona che non ha mai studiato direttamente l’argomento, quale tipo di scienza sia questa benedetta economia?

Quando studiavo medicina un mio professore poneva spesso la distinzione fra Scienze Esatte (o della natura) e Scienze Umane (o sociali). Le prime (fisica, chimica, matematica, astronomia etc) si basano sul metodo Galileiano sperimentale per cui lo scienziato interroga la natura formulando ipotesi che devono essere sottoposte a delle prove riproducibili da altri ricercatori. Le scienze umane (filosofia, legge, politica, psicologia, sociologia etc) derivano dallo studio dell’uomo nella società e nei suoi comportamenti. La legittimazione delle teorie e delle regole formulate in queste discipline deriva dal consenso fra i vari ricercatori, dalla storia dell’uomo e dalle consuetudini maturate nei secoli.

Naturalmente la distinzione è grossolana e vi sono tante eccezioni. Ad esempio la medicina può in parte annoverarsi fra le discipline esatte o della natura e in parte fra le discipline umane. Anche le scienze esatte sono mutate negli ultimi cento anni. Riporto una osservazione che parte da uno scritto di Einstein: “le teorie di Bohr sulla radiazione mi interessano moltissimo, tuttavia è intollerabile l’idea che un elettrone esposto a radiazione scelga spontaneamente non solo il momento di “saltare” ma anche la direzione del salto. In questo caso preferirei fare il croupier di casinò piuttosto che il fisico”. Oggi Einstein farebbe il croupier, difatti le teorie di Bohr hanno vinto, perlomeno per tutto ciò che riguarda i fenomeni dell’infinitesimamente piccolo.

Senza aver mai studiato economia ero convinto che questa disciplina fosse annoverabile fra le Scienze Umane e non fra quelle Esatte. Ritenevo che le leggi economiche e i vari marchingegni del mercato fossero frutto della storia dell’uomo, delle sue consuetudini e del consenso fra gli economisti.

Il piglio con cui sui giornali o in televisione gli economisti parlano della loro visione degli eventi negli ultimi mesi mi ha posto alcune perplessità in quanto molti di essi propongono certezze assolute e leggi economiche inviolabili. Qualche dubbio compare quando su un giornale un economista propugna fieramente uno scenario frutto delle leggi economiche e su un altro, applicando leggi simili, si descrive tutt’altro scenario. Veri e propri timori insorgono quando si leggono le cronache degli errori che gli economisti e i politici dell’epoca fecero nel periodo della Grande Depressione. Un senso di terrore mi pervade quando penso che quasi nessun economista aveva previsto gli sconvolgimenti degli ultimi anni e che i consulenti che hanno proposto ai politici le regole per l’Euro non avevano chiaro che poteva porre seri problemi ancorare a una stessa moneta paesi così diversi.

Nel campo psicologico-psichiatrico, di cui mi occupo, esistono tante teorie, fra loro anche parecchio divergenti, che si fronteggiano. Le più rilevanti sono fra gli estimatori e i denigratori degli psicofarmaci e fra gli psicoterapeuti di formazione psicoanalitica, quelli sistemici o quelli cognitivo comportamentali. Nella mia pratica clinica ritengo necessario, durante le prime visite, informare il paziente sulle varie possibilità di cura, sui diversi approcci terapeutici disponibili e sul mio particolare tipo di formazione per permettergli di fare una scelta.

Per similitudine mi attenderei che gli economisti, chiamati al capezzale dell’Italia spiegassero a quali teorie economiche fanno riferimento, quali sono gli scenari contraddittori che si prospettano, eventuali dubbi che si pongono. Per tornare all’aneddoto su Einsten: se stiamo giocando al casinò, bisogna almeno che ne siamo consapevoli!